lunedì 30 aprile 2012

I dipendenti occulti del Comune: "razionalizzare" è la parola d'ordine.

Si fa presto a dire dipendenti comunali, più complicato contarli. Perché ci sono quelli autentici e quelli “mascherati”. Per esempio, quando una società è partecipata al 100 per cento da un’amministrazione comunale, cioè di esclusiva proprietà dell’ente pubblico, i suoi lavoratori (e i relativi stipendi) sono assimilabili ai dipendenti di una realtà privata o vanno piuttosto conteggiati tra quelli dell’ente controllante?
Eravamo nel regno dell’opinabile e il relativismo ha generato mostri. Ora conviene aggrapparsi a un briciolo di autorevolezza. Le sezioni riunite della Corte dei Conti, nei pareri 27/2011 e 208/2011, hanno concluso che è “necessario accedere ad una nozione più ampia di spesa di personale, che vada oltre la rappresentazione in bilancio e tenga conto (…) della spesa del personale impiegato in organismi esterni”. Tali interpretazioni sono state raccolte, finalmente, anche dall'ultima delibera sulla "dismissione" di API.
Poteva sembrare questione da archiviare al capitolo “lana caprina”, invece ha diverse applicazioni pratiche, che coinvolgono le tasche di tutti:
- come si giustificano differenti metodi di selezione del personale, se quello delle partecipate è da considerare alle dipendenze dell’ente pubblico?
Ancora:
- se il mantenimento sotto una certa soglia del rapporto tra le spese per il personale e quelle correnti è vincolante per l’attivazione di nuovi rapporti professionali da parte dell’ente pubblico, il sottrarre la spesa per i dipendenti delle partecipate dal computo totale, non costituisce, di fatto, un’incentivazione delle assunzioni per le vie più spicce consentite alle società partecipate, con conseguenti aggravi sulle finanze, che, a prescindere dal relativismo delle opinioni, rimangono in ogni caso pubbliche?
Bene, assodato che se se ne è occupata la magistratura contabile, il problema evidentemente c’è:
qual è la situazione a Rozzano?
Ai dipendenti comunali, sono senz’altro da aggiungere quelli di API Rozzano srl, Azienda patrimoniale, formalmente si tratta di una srl (società a responsabilità limitata) e di AMA Rozzano Spa e collegate.
Ma se state immaginando frotte di detentori di quote, evitate lo sforzo: il cento per cento delle azioni è in mano al Comune di Rozzano.
Lavori si, ma di qualità: potature API!
Per il personale "apicale" di API (1 dirigente e quattro quadri), che gestisce servizi cruciali come la manutenzione delle strutture pubbliche ed il verde pubblico (tra le altre cose) e si sta occupando della realizzazione della rete del Teleriscaldamento, escono dalle casse pubbliche circa 368 mila euro l’anno (oltre ai 100mila per il CdA ed il collegio dei sindaci contabili, di cui abbiamo già detto) e 80 dipendenti circa.
Di AMA, dal bilancio 2009 si sa che la spesa per il personale si aggirava sui 2.6M di euro (82 dipendenti, poi diventati 42 nel 2010 e 76 nel 2011).
A causa della crisi che ci stringe il collo, sarebbe bene seguire la stella polare della razionalizzazione: i Comuni ritengono strategico gestire in house alcuni servizi ritenuti essenziali? Nulla osta, a patto di non ricorrere all’escamotage del finto privato, che aumenta notevolmente i costi.
Oppure, si abbia il coraggio di aprirsi al mercato. Terze vie, che sanno tanto di furberia, a questo punto non sono più concesse.
Comunque, entro il prossimo 31 dicembre, API dovrà essere smantellata, a causa del D.L. 78/2010 e successive modifiche, che prevede, per i comuni con un numero di abitanti tra i 30 e i 50mila, di poter mantenere una sola società, a patto che "...sia inerente allo svolgimento di attività di competenza dell’ente medesimo, anche al fine di evitare che lo schema societario sia il veicolo per eludere le normative pubblicistiche in tema di controlli sulla finanzia pubblica, nonché strumento abusivo per evitare le procedure ad evidenza pubblica che presiedono all’attività contrattuale" (S. Borri, CCIA Prato).
L'alternativa ("per salvare l'occupazione") sarà stata quella di realizzare una società consortile, che manterrà in essere un Cda e la possibilità di influenzare le scelte sul territorio.
Mah, l'idea di fondo è: c'è lo spazio "di mercato" per i servizi offerti da API? Se si, API li potrà fare nella massima economia e convenienza per il territorio?
Già l'euro a testa per i componenti di Cda inetti sarebbe un costo in più per i cittadini, e scelte dettate da convenienze e non da necessità comportano ulteriori aggravi di spesa per gli utenti inermi...
Marco Masini

P.S.Il personale della pubblica amministrazione è normalmente vincolato da una clausola di esclusività, che vieta rapporti di lavoro a qualsiasi titolo (collaborazione, lavoro subordinato, etc.) del dipendente pubblico con datori di lavoro di aziende private.
Il divieto, fra l'altro, ha l'obiettivo di prevenire potenziali conflitti di interesse fra la funzione pubblica e gli altri rapporti di lavoro. La clausola di esclusività per i dipendenti del pubblico impiego ammette alcune eccezioni, ma che non prevedono comunque il conflitto di interesse!

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