martedì 25 luglio 2017

SUARDI NON MOLLA: ANCORA RIFIUTI SPECIALI TRA LE BEGHE DELL’AMMINISTRAZIONE

Non si chiude la vicenda relativa alla “discarica Suardi”, che torna alla ribalta in questi giorni con la richiesta di appello di Suardi dopo la condanna.
Il processo penale è nato come coda di quello amministrativo iniziato dalla Suardi, che tentò di non ottemperare all’ordinanza del Sindaco del 2012 per il ripristino del sito in prossimità della tangenziale dopo la fase di cantiere (QUI), dopo che il cantiere fu bloccato nel 2011.
L’area dello svincolo della tangenziale nei pressi del Fiordaliso  inaugurato nel 2010, è tornata in questi giorni alla ribalta per la moria degli alberi – 400 –piantati ma mai manutenuti, sollevata dall’associazione Parco Sud. Si tratta di un’area che, probabilmente, non piace ad alcun committente!
Nella sentenza emessa il 29 maggio 2015, il Tribunale di Milano condannava Guglielmo Suardi per i reati a lui ascritti dalla Procura, e lo condannava, tra l’altro, alla refusione delle spese al Comune di Rozzano.
Suardi è poi ricorso in appello, e i suoi atti e quelli del processo – ormai in Cassazione – degli altri co-imputati Stucchi Roberto e Francesco Bollani sono stati riuniti in un unico processo.
Il Comune verrà difeso dall’avvocato Chiarloni Guido, del foro di Milano incaricato lo scorso 7 luglio.
Come detto, già il TAR della Lombardia, con la sentenza della Sez. IV, n. 1131, del 2 maggio 2014 aveva ribadito la “legittimità dell’Ordinanza per la rimozione, smaltimento e ripristino dello stato dei luoghi, previa presentazione di un Piano di rimozione dei materiali da scavo”.
Suardi aveva chiesto  di poter smaltire sul posto i rifuiti speciali prodotti nel cantiere, chiedendo che fosse il Comune a verificarlo. I giudici amministrativi, invece, ritennero che non solo l’onere probatorio della verifica della sussistenza di tutte le condizioni per l’applicazione del regime di favore e differenziato dei sottoprodotti rispetto a quello dei rifiuti è a carico di colui che lo invoca, ma che non fosse nemmeno lecito impugnare l’ordinanza del Comune che chiedeva il ripristino del luogo, che compete, dissero i giudici, senza alcun dubbio al Sindaco nell’ipotesi di abbandono e deposito incontrollato di rifiuti.
D’altronde, non era nemmeno possibile applicare la disciplina del recupero di rifiuti in sito a mezzo di impianto mobile di cui agli artt. 214 e 216 del codice dell’ambiente, nonchè la correlata disciplina nazionale (d.M. 5 febbraio 1998) e regionale (DGR Lombardia 10098/2009), che è rigorosamente subordinata alla circostanza che i rifiuti siano recuperati nel luogo di produzione e all’esito di severe valutazioni correlate alla qualità e provenienza del rifiuto.
Insomma, la vicenda, dopo le vicende amministrative, ha preso la piega penale, per l’abbandono dei rifiuti speciali, e, in primo grado, Suardi e compagni sono stati condannati.
Ora si prosegue in appello.
Vedremo.
RF


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