domenica 7 maggio 2017

Partono le vendite. AMA vuole cedere le quote Miogas per...dare i soldi a Miogas!

Per comprare poco lecitamente l'11% delle quote Miogas da Gaggiano nel 2013 fecero tutto alla chetichella. Per venderne l'intero pacchetto azionario (60% circa) riescono a passare in commissione risorse del Comune ed in consiglio comunale.
Se non fosse che risulta chiaro che sono alla ...canna del gas, e non siamo così irragionevoli da bearcene,  sarebbe davvero da impugnare il tutto, ma, come sospettiamo, potrebbe succedere per mano dell'altro socio.
Le vicende sono abbastanza chiare.
La Legge, che vale per ogni comune italiano, non solo per Gaggiano, impone alle amministrazioni pubbliche sin dal 2007 di liberarsi delle quote azionarie detenute in aziende che nulla hanno a che fare con l'interesse pubblico, se quel l'attività è sul mercato (L. 244/2007, art. 3 imponeva la dismissione delle partecipazioni al fine di tutelare la concorrenzae il mercato).
Sin da subito la commercializzazione del gas rientrò in questi criteri. Ma, prima Carrara - il presidente - poi il dirigente con procure, con l'acquisto da Gaggiano, fecero di tutto pur di non cedere la gallina (allora) dalle uova d'oro. Anzi, possiamo ben dire che fecero carte false (pagando il doppio del valore di allora delle quote, ed oggi non è migliore la situazione) pur di incrementarne quote e controllo. E non si venga ad accampar il cosiddetto "premio di maggioranza" per quell'acquisto, che, come nel caso attuale, fanno assurgere a panacea di ogni valutazione sballata e fuori mercato.
Il mercato del gas, come tutti i mercati controllati da Authorities, tutelano più che altro le grandi multinazionali statali (ENI, ENEL, etc), come ne abbiamo ricevuto conferma personalmente anche dalla viva voce dei massimi dirigenti del Ministero dell'Ambiente, e permettono guadagni importanti.
Solo che, nel caso di Ama, oltre che proprietario delle quote è consumatore, e il gas che consumi (per le centrali del teleriscaldamento) devi pagarlo. Se non lo fai, qualcuno potrebbe rivalersi.
E' successo infatti che Miogas, per tutelare se stessa ed il suo credito, vecchio, piuttosto incancrenito, ha fatto fare dal Tribunale un'ingiunzione da 6 milioni ad Ama circa un anno fa.
Il tentativo di vendita delle quote, che analizzeremo, punta a questo. Sgravarsi dei 6 milioni dell'ingiunzione e accumulare un po' di cassa per pagare stipendi e fornitori.
Oltre a questo, AMA potrebbe voler dimostrare al giudice del fallimento API, in zona Cesarini, che ha "solidità" finanziaria (ma i tempi sono più che stretti...).
La "perizia", apparentemente costruita per generare il bisogno, che non sembra basata e verificata sul mercato, dice che le quote varrebbero 8 milioni perché, oltre ai 6 ipotizzati per il 60% (su 10 periziati complessivamente) son stati inseriti  2 milioni per il "valore" della detenzione della quota di controllo.
Il risultato, comunque, sarà che la città ci rimetterà un sacco di soldi, come al solito.
Il "mercato" delle quote delle ex municipalizzate multiutilities, in particolare di quelle che vendono gas, è piuttosto affollato in questo periodo. I comuni, un po' tutti messi male, vogliono vendere ciò che la Legge li obbligava a fare (!) e, dunque, sebbene chiedano tutti molti soldi, quando ne hai bisogno, il mercato ti tiene per la collotta e ti darà molto meno di ciò che chiedi.
Ad esempio, giusto per far nomi e cognomi, i comuni di Rho e Settimo M.se vendono il 30% di NEV Nuovenergie spa. Ben 800mila euro di capitale sociale, 27 milioni di ricavi e 0,6 milioni di utili. Hanno predisposto un bando per "attirare" un potenziale privato con base d'asta di 2,7 milioni (circa 900mila euro per un 10%).
Ma non solo.
Un altro riferimento, tutto interno, è la vendita del 33% delle quote proprio di Eurogas (detenute sino al 2016 da Miogas) per 125 mila euro a Libarna gas (atto del 28 marzo 2017). Libarna serve 200 comuni e vende 45milioni di metri cubi di gas,  Eurogas vende poco più di 6 milioni di metri cubi di gas nel Piemonte, con ricavi di 3 milioni e profitti pari a 9000euro!
Come nota di colore, segnaliamo che Miogas entrò in Eurogas nel 2009 con l'acquisto delle quote da Acea Pinerolese, Egea e alcune cooperative e che Carlo Presidente Carrara ne è ancora a tutt'oggi consigliere di amministrazione (si nasce coi soldi pubblici e poi, nel tempo, diventano privati...).
La "nostra" Miogas, con soli 65mila euro di capitale sociale e circa 2 milioni di patrimonio netto, 30 milioni di vendite, 100mila euro di utili per 45milioni di mc di gas è in confronto un nano senza troppe garanzie. Per il 10%, pagarono 1,5 milioni, contro un'offerta di mercato (di Unogas) di 1 solo milione, e si fecero dare dei "coglioni"!
Da allora, 2013-2015, Miogas ha generato utili per 1 milione nel 2013, 400 mila euro nel 2014 e 100 mila euro nel 2015, un totale (a decrescere fortemente) di 1,5 milioni, dunque, per chi comprasse a 8 milioni, un possibile breakeven sulla media (500mila euro - cioè 1,5 milioni in 3 anni) è dopo 16 anni!!!!
E non stiamo contando il tendenziale e le valutazioni di NPV e il mercato affollato che vende quote ovunque a prezzi più bassi.....
Per cercare di capire il valore attuale per il quale si muovono sul mercato i grandi player nazionali, facciamo un altro esempio.
Edison ha fatto "shopping" in Sicilia per la società palermitana Amg gas. Ben 8 milioni di patrimonio netto (!) e 80 milioni di mc di gas venduti a 300MILA famiglie, e ne ha acquistato l'80% delle quote a 28 milioni. Dal prezzo di acquisto togliamo il patrimonio, dividiamo per l'80% e pesiamo la quota con la remunerazione (1,4 milioni), otteniamo per il 10% (includendo, ça va sans dirè, il "premio di maggioranza) circa 830mila euro, ma basandoci su una redditività stabile a 500mila euro.
Questo porterebbe ad un corretto valore di mercato di circa 5 milioni, e non certamente 8!!!!! 
Tutti i pigmei comunali in Italia sono alla ricerca di "partner industriali" che li aiutino sul mercato e che ne determinino migliori condizioni per l'acquisto della materia prima. Un classico dei mercati finti all'italiana.
La cosa pazzesca è che per disporre di un valore aggiunto per le proprie quote, Ama e il sindaco di Rozzano non hanno assolutamente coinvolto il comune di Melegnano, proprietario, con Mea, dell'altro 40%. La definizione del valore di perizia, con i 2 milioni di "premio di maggioranza", andava certamente condivisa con i soci, perché ciò ne deprime fortemente il valore delle loro quote.
Sembra una barzelletta.
Tanto sono mal messi in Ama, che ricorrono a piccoli trucchi come questi, ma è evidentemente, inutile.
Il premio di maggioranza riduce sostanzialmente a zero il valore supposto del 40% delle quote di Mea Melegnano, e crediamo - anzi, ne abbiamo la certezza - che quell'amministrazione non l'abbia presa bene.
Lo statuto dispone per i soci una possibilità di prelazione, ma, in queste condizioni (e con una legge che oggi non ti consente più l'acquisto di azioni in questo genere di società) è un cappio al collo.
Il presidente di Miogas è espressione di Ama, ma, per garantire il credito aziendale ha dovuto provvedere all'ingiunzione milionaria. AMA, nonostante ciò (o forse proprio per quello) si è negata al socio Mea, e non l'ha informato delle operazioni in corso, sebbene il sindaco di Melegnano abbia più volte chiesto informazioni in merito.
A Melegnano, infatti, proprio lo scorso 2 maggio, il consiglio comunale approvava le linee di indirizzo per la vendita delle quote Miogas, ma ...al buio rispetto alle "provocazioni" di Ama.
"Andiamo in commissione risorse (lunedì 8 maggio, ndr) con la certezza che si danno degli obiettivi irraggiungibili e con la certezza che il Socio di minoranza non potrà fare altro che impugnare la possibile vendita per evitare che la sua quota quota si riduca ad un pugno di mosche" ci dice Gianni Ferretti, capogruppo consiliare FI a Rozzano.
Vedremo.
RF


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