giovedì 25 maggio 2017

Vecchie novità in AMA: nuovo presidente, ma nessuno lo sa....

Lo scorso 30 gennaio 2017, ben cinque mesi fa (!), il Cda di AMA ha nominato un nuovo presidente, informando puntualmente l'amministrazione ed il consiglio comunale...."Ma per favore....Non ci fanno sapere dei fallimenti, non ci fanno sapere delle bocciature di un Pgt, volete che ci mettano al corrente del cambio del Cda di una partecipata!?" commenta sarcastico Gianni Ferretti.
Carmelo Balistreri si è dimesso, e, a seguito di ciò, siccome il Cda resterà in carica sino all'approvazione del bilancio 2016,  è stato nominato al suo posto per ricoprire la sedia vacante Fausto Proverbio, attualmente uno dei dirigenti di AMA, senza compenso.
Siccome bisognava scegliere qualcuno particolarmente competente, vista la situazione piuttosto difficile che l'azienda sta attraversando e le peripezie che dovranno essere affrontate per il fallimento di Api  (di cui già si subodorava l'accadere anche allora), su certa indicazione del sindaco Agogliati e con il supporto del Procuratore Sgambato - altro curriculum significativo - hanno indicato il consigliere Rita Ricucci.
Nota poetessa, il cui curriculum abbiamo eviscerato in passato, ha certamente le caratteristiche per guidare l'azienda in questo passaggio storico. Una letterata al posto di un matematico (ma entrambi senza esperienze di amministrazione di Spa!)....tanto far di conto in Ama non serve: il debito sale sempre!
Nella stessa data, e solo allora, hanno finalmente revocato le procure a Vito Ancora, l'ingegnere segnalato anche nella sentenza della Corte dei Conti dello scorso agosto di cui il sindaco era al corrente sin da febbraio 2016, dove censurava le parcelle milionarie ad Ama e Api e oggi al centro del processo per ricettazione, peculato e riciclaggio insieme a Massimo D'Avolio e alla moglie Laura Tesse.
Insomma: alle parole non seguono mai i fatti. Occorre far passare anni.
Purtroppo, ed ancora, segnaliamo ai piddini locali, ed in particolare al loro segretario Marco Macaluso, che il cambiamento di cui parlano non solo non si vede....ma non c'è proprio. La voglia di comunicare e di confrontarsi sulle cose serie la fanno passare solo per i Tribunali!
RF




martedì 23 maggio 2017

TAR: vince Cabassi. Annullato gran parte del PGT

Un altro successo per il Pd locale!
Con la sentenza dello scorso 26 aprile 2017, il Tar della Lombardia condanna il Comune di Rozzano a disporre l’annullamento del PGT e degli atti impugnati dalla INFRAFIN di Cabassi nelle parti relative a ciò che D'Avolio, Gaeta e la Pinardi (mamma del sindaco Agogliati) avevano vantato come il più gran de successo del Piano di Governo del Territorio,.
Pensando d'aver piegato Cabassi ai miti consigli di una pianificazione che avrebbe portato nelle casse del Comune fiumi di denaro in interventi per la ristrutturazione cittadina in cambio del cemento dell'area "AT1 Città Nuova", hanno invece dovuto capitolare per violazioni della....Costituzione!
L'avvocato sempre zelante (ma poco vincente) Cerami, non ha potuto impedire la condanna per un piano pagato centinaia di migliaia di euro all'archistar Oliva e all'ex vice presidente provinciale Targetti, in violazione dell'art. 23 della Carta - relativo al divieto di imposizione di prestazioni personali o patrimoniali che non siano previste dalla legge (cfr. Cass. civ. sez. un. 13 giugno 2008, n. 15914; Consiglio di Stato, sez. I, 21 marzo 2013, n. 5300).
Si chiedevano ai proprietari dell'area importanti contributi che la Corte ha censurato, specificando che "le uniche eccezioni a questa regola possono aversi nell’ambito della pianificazione attuativa, allorquando privato e comune stipulino una convenzione urbanistica che accede al piano".
Con grande enfasi, i suddetti professionisti, affiancati dal dirigente tecnico rozzanese, recitavano nella relazione al PGT che "È [...] entro questo principio generale di riqualificazione della città esistente, che il DdP di Rozzano individua le componenti della Città della Trasformazione, delineando per ciascuna di esse i possibili scenari di assetto territoriale".  Solo che la riqualificazione era tutta intesa, per ciò che riguardava gran parte della città, alle possibilità che ritenevano offerte dal grande potenziale investitore Cabassi. E invece...picche!
La Corte boccia gran parte delle iniziative adottate nel 2012 dal Consiglio Comunale: il contributo di solidarietà ambientale aggiuntivo, all’obbligo di realizzare il restauro del Castello Visconteo, del sistema di collegamento ciclopedonale con il capolinea della metropolitana, della realizzazione di una rete di trasporto pubblico di connessione con la metropolitana e l’interramento dell'elettrodotto di via Monte Amiata.
Ma non solo. Viene pure bocciato l’obbligo di realizzare edifici in classe energetica A e l'allacciamento alla rete di teleriscaldamento (ormai una chimera per il fallimento API!).
Dicevano i signori: "L’ambito di “Città nuova” è, il vero residuo di Piano che non ha trovato attuazione durante il periodo di gestione del PRG. Viste le dimensioni e il carattere delle aree, questa trasformazione dovrà essere attuata attraverso un piano o programma attuativo o un Accordo di Programma che coinvolga attori territoriali come Provincia e Parco Sud, e i comuni contermini". Anche queste attese sono state censurate dal Tar per aver pensato di proporre strumenti dove "la pubblica amministrazione non può approvare figure di piano di organizzazione del territorio che non corrispondano, quanto a presupposti, competenze, oggetto, funzione ed effetti ad uno schema già predeterminato, in via generale ed astratta, da una norma primaria dell’ordinamento". Insomma, non si può subordinare la possibilità di approvazione del piano attuativo alla stipulazione di un accordo di programma con la Provincia di Milano e con il parco agricolo sud Milano, per consentire a questi enti, ed ai comuni contermini, di partecipare al procedimento di approvazione dello stesso piano attuativo.
La Corte ha sostenuto che l’approvazione dei piani attuativi e dei programmi integrati di intervento, sono di competenza esclusiva dei comuni, ma è solo nel caso in cui il programma integrato di intervento comporti variante al PGT ed abbia rilevanza regionale che è previsto il coinvolgimento di un ente diverso dal comune e, in particolare, della Regione; la quale peraltro, in questa specifica ipotesi, ha addirittura competenza di approvazione dell’accordo di programma.
Cabassi, contestando un"aggravamento procedurale privo di fondamento normativo" ha ottenuto la condanna anche per questa questione.
Insomma, i denari dovuti ai grandi architetti - spesi con dovizia dall'amministrazione precedente - sarebbero stati "boni" solo in quel caso: tutto il resto era ordinaria amministrazione, finita in soffitta (come per l'intervento di viale Campania, che voleva esser realizzato con scambio a perdere per il Comune con la Cascina Follazza che riuscimmo a sventare) e porcate come il "parco" delle Rogge.
Il Castello cadrà sempre più in rovina...
RF

lunedì 22 maggio 2017

API E' FALLITA! E ORA: QUALI CONSEGUENZE?

Dopo la seduta del Tribunale Fallimentare dell'11 maggio 2017, il giudice Paluchowsky ha definitivamente interrotto la pantomima dell'amministrazione rozzanese, dichiarando il fallimento di API, azienda partecipata al 100% dal Comune di Rozzano.
Due anni di vera e propria passione (e vergogna) per la città, dove, all'incapacità dell'amministrazione, si sono aggiunti gli sberleffi del giudice ai super-legali API poco (o per nulla) pagati, che, sia nella prima udienza, che nell'ultima, si son fatti "impallinare" con sarcasmo per l'approssimazione con cui si presentavano alle sedute per la sciatteria (e omertà) dell'amministrazione.
Il sindaco Agogliati (ex assessore a quelle partecipate) ed il precedente D'Avolio, dovrebbero ora chiedere scusa alla città, e togliersi definitivamente di torno.
L'una e l'altro, in modi e tempi diversi, hanno inzuppato il biscottino nel latte pubblico, ottenendone il controllo e non solo insieme a tutti i compagni di merende che nel tempo RF ed altri hanno denunciato.
Con il 79,9% della platea creditizia che si espressa contro il concordato (di fatto le due banche), il giudice ha decretato il fallimento. Il fallimento di questa politica fatta...col culo degli altri.
Ma non stiamo a piangere sul latte versato.
Ciò che conta è che ne prendano atto e facciano voto di castità (amministrativa), in attesa di sapere quanto ci dovranno restituire come cittadini, tramite la Corte dei Conti.
Cosa succederà ora?
In prima battuta esprimiamo una sana soddisfazione per gli ex lavoratori  di API. Non tutti, ma solo quelli che, in barba alle falsità ed alle promesse (sempre rinnegate) dell'amministrazione, troveranno ora totale soddisfazione come creditori privilegiati nel fallimento. E' grazie alla loro denuncia e resistenza che API è stata affossata. Hanno subito per anni le vessazioni di quella banda di co...ntrollori e decisori che gli han fatto fare lavori vergognosi, e li hanno costretti a tacere su eventi da denuncia penale, e non tutti son figli della clientela diffusa. Quelli avevano già trovato da appoggiare il deretano in altre poltroncine. Ricordiamo i concorsi ad personam fatti da AMA per spostare gli amici, etc. etc.
Su questi episodi RF continuerà a scavare per portare alla luce eventi che tutti devono conoscere.
In seconda battuta, siamo contenti del fatto che è stato interrotto lo sperpero di denaro pubblico per legali e consulenti incappati, a volte a loro insaputa, in una situazione che definire disgraziata è un eufemismo. La figuraccia del consulente che ammette al giudice candidamente di non aver ricevuto il pagamento delle parcelle è stata epica!
Ed ancora. Sarà finalmente sistemata, per i cittadini dell'Aler, la faccenda delle tariffe del teleriscaldamento. Ci vorrà tempo, ma Aler, con altri ben più capaci e dotati partner, riprenderà in mano la gestione della rete (sebbene ancora in condizioni pessime) e, dalle informazioni in nostro possesso, si potrà passare tranquillamente dai 23euro circa al metro quadrato attuali a meno di 15 euro o giù di li.
La rete API, quella che porta l'acqua al Fiordaliso (I Girasoli), al Q.re Alboreto e alle nuove edificazioni "gentilmente" invitate ad allacciarsi, troverà sicuramente un compratore. E' nell'interesse di tutte le utenze allacciate (da quelle pubbliche a quelle private) che il sistema funzioni. Il fatturato è garantito, ed una gestione "normale" consentirà, come a tutte le società private (anche in Italia) di guadagnare onestamente la loro pagnotta. Magari si riuscirà anche a non farla passare per AMA: agli incontri regionali, dove il dirigente con procure si è recato, arroccato nella difesa dei suoi interessi (e non di quelli della cittadinanza) si è recentemente e con "fierezza" opposto ad una qualsiasi ricontrattazione della convenzione Aler, facendo ricorso alla secretazione degli incontri (le autogestioni non son state convocate, come dichiarato in precedenza) per non imbarazzare il sindaco (che invece, come sempre, mette la testa sotto la sabbia come gli struzzi).
I debiti accumulati, purtroppo, porteranno all'incanto molti edifici pubblici, dove si svolgono anche attività importanti: il polifunzionale di Quinto Stampi, la piscina di via Perseghetto, le farmacie (intese come le mura), etc. Il Comune ed AMA non hanno i soldi per riacquistarli, ed anzi, AMA non li ha nemmeno per pagare i debiti pregressi verso API.
Con questo, la probabile vendita delle farmacie (ipotizzata dal documento di indirizzo del consiglio comunale) potrebbe essere una chiusura. Se gli immobili dove si trovano saranno comprati da un nuovo proprietario che dovesse andare a chiedere prezzi di mercato, cosa che potrebbe anche fare il commissario fallimentare, la gestione della partecipata non gli consentirebbe di proseguire le attività. D'altronde hanno già in pancia oltre 1,5 milioni di  crediti da AMA (che non paga, visto che usa tutte le società per scaricare gli oneri di cassa,), 1 milione di (improbabile) avviamento, e 1,5 milioni di "sovrapprezzo delle azioni" inutilizzabile perché farlocco.
Chissà che non intervenga un "provvidenziale" compratore autoctono.
Il fallimento di API porta dritto dritto alla crisi di AMA.
Gli sarà chiesto conto dal fallimento.
RF


venerdì 19 maggio 2017

Rozzano, API: FALLITA, il Giudice sentenzia. E' finita

Con la sentenza emessa lo scorso 11 maggio 2017, e registrata il giorno successivo, 12 maggio al n.383/17, il giudice Paluchowsky ha sentenziato il fallimento di API.
Immediata la comunicazione all'Agenzia delle Entrate e la nomina del Curatore fallimentare, l'avvocato Andrea Merlo.
Partono, quindi, le procedure per la verifica dei crediti e la ricerca delle situazioni che possono portare alla revocatoria dei pagamenti già effettuati (molto probabile), che porteranno, successivamente ad incassare quanto serve per far fronte al buco di 47 milioni di euro di debiti accumulati sinora, ai quali, come da ultima udienza, andranno ad aggiungersi gli interessi ed il fatturato mancante dati dall'immobilità degli ultimi due anni, e dovuti ad API per l'affitto della rete del  teleriscaldamento ad AMA, del gas, a 2iReteGas e degli immobili (tra cui ancora AMA).
E, in quest'ultima questione, entra in ballo (oltre a quanto dovrà già ballare) il nuovo bilancio AMA 2016 , dove gli avveduti amministratori avranno certamente creato i fondi di riserva per far fronte alla catastrofe incombente...
Siccome ne dubitiamo, i guai per Rozzano, in realtà, cominceranno dal momento dell'incasso.
Intanto è stata fissata la data dell'udienza per la verifica dei crediti il prossimo 24 ottobre. Ci auguriamo che sia tutto più veloce di quanto è stato sinora, al fine di poter vedere soddisfatte le istanze di quei lavoratori buttai per la strada dall'arrogante sindaco che, solo pochi giorni fa, si beava del fatto che "loro" "favorivano la cultura del lavoro...e incentivavano la stabilità occupazionale"!
Di nuovo, stante l'inedia e l'incapacità mostrata nella gestione di tutta la vicenda sin dal suo insediamento, ci chiediamo se non sia il caso - veramente - che questi amministratori facciano un passo indietro prima dell'estate, per prepararci con serenità ad un diverso progetto.
Il tentativo, goffo, di scaricare su D'Avolio le colpe ad inizio mandato (che ha sicuramente la maggior parte delle responsabilità, seguito da tutti gli amministratori delle società e gli assessori, tra cui l'Agogliati - che hanno condotto la vicenda partecipate) e in altre occasioni - "abbiamo trovato una situazione difficile" ebbe a dire Agogliati - non è andato a buon fine. La semplice loro greve indolenza e ignoranza è bastata a non voltar pagina....in continuità.

In segno di profonda contrizione rileggiamo le parole del sindaco su API  solo un anno fa (il testo dopo la foto, da RT del Marzo 2016)


BARBARA AGOGLIATI:
"Mettiamo un punto e a capo sulla lunga vicenda di API, l’azienda del Comune di Rozzano finita in una situazione di stallo a causa di una grave crisi finanziaria. “Al consiglio comunale il liquidatore di Api ha presentato un piano che riteniamo possa scongiurare il pericolo di un fallimento - spiega il sindaco Barbara Agogliati - In questo momento possiamo dire che abbiamo tracciato un punto fermo, dopo aver trovato una situazione peggiore delle aspettative, e di essere pronti a una nuova fase. Il piano non solo è sostenibile da un punto di vista finanziario, ma è anche importante perché permette di pagare i creditori privilegiati, tra i quali gli ex dipendenti, l’erario e le casse previdenziali, al 100 per cento”.
Il tema di API è stato al centro di gran parte del lavoro della giunta, dall’inizio del mandato: “Quando sono diventata Sindaco, nel giugno del 2014, avevo netta la sensazione che avremmo dovuto affrontare una situazione difficile e che l’esito della nostra consigliatura sarebbe dipeso in gran parte dalla capacità di avviare a soluzione la crisi del nostro sistema di aziende partecipate. API non riusciva più a erogare in modo efficiente servizi importanti per la città: cura del verde, manutenzioni delle strade e degli immobili pubblici. 
Ora i servizi sono già ripartiti con maggiore efficienza. Anche sul teleriscaldamento il piano presentato garantisce la continuità degli investimenti e la loro sostenibilità economica. Oggi possiamo dire che voltiamo pagina all’insegna del buongoverno della città, che non può prescindere da un controllo sempre rigoroso dei conti. 
Ci arriviamo evitando il fallimento di API e garantendo così, il soddisfacimento dei creditori”.
L’Amministrazione Comunale, insieme alle partecipate, sta selezionando anche gli immobili di Api che saranno mantenuti in ambito pubblico, tra i quali la Piscina Comunale e il Centro Anziani. “Voglio che sia chiaro che questa soluzione garantirà ai cittadini i servizi e preserverà AMA, che così non viene messa a rischio”, continua il sindaco Agogliati. “Oggi dobbiamo ragionare in maniera diversa e imboccare la strada della ragionevolezza, della prudenza e della sostenibilità finanziaria. Il nostro obiettivo non è quello di reperire risorse da attività più o meno imprenditoriali, ottenendo utili da servizi erogati ai cittadini.  Dobbiamo avere l’ambizione di saper gestire bene, in maniera giusta ed equilibrata le risorse effettivamente disponibili - conclude il primo cittadino - Da parte nostra le priorità sono tante: strade, parchetti, scuole. Abbiamo da rendere più bella, da restituire un po’ di smalto perduto a questa Rozzano che amiamo. Ce la faremo perché siamo abituati a lavorare con serietà e tanta tanta passione”.


La conseguenza da trarre è una sola.... Indovini un po' quale???

RF


martedì 16 maggio 2017

CLIENTELE ALLA LUCE DEL SOLE.

Con la delibera della Giunta Comunale n.102/17, vediamo elevare la Clientela a "sistema" incentivato e alla luce del sole.
Una volta lo si faceva di soppiatto, e, ancora oggi, si da quasi ed inevitabilmente per scontato, connaturato al potere politico. Oggi ci viene sbattuto in faccia così, in "completa trasparenza!"
Nella delibera, che è tutto un divertimento a partire dalle premesse ("Premesso che l'amministrazione comunale promuove lo sviluppo sostenibile del territorio", ed ancora "Favorisce la cultura del lavoro ....e l'affermazione di pratiche innovative ...incentiva la stabilità occupazionale e il benessere aziendale", etc etc con una serie di melensi e inapplicati proclami) si concede a Burger King GRATUITAMENTE la sala consiliare al fine di poter procedere alle sue pratiche di "recruiting"  per la selezione di 30 figure da destinare al nuovo ristorante in apertura in via Grandi.
Ma non solo. Nella comunicazione della signora Chiara Arcuri, della società in questione, senza alcun pudore e facendo riferimento all'incontro del giorno precedente, l'11 aprile scorso chiedeva al dirigente Giancarlo Volpe e all'assessore Dario La Guardia la disponibilità della sala consiliare (senza far alcun riferimento ad una gratuità) , ma, cosa scandalosa ed evidentemente oggetto della conversazione, segnalava che "laddove doveste avere dei candidati interessati [...] può inoltrarmi direttamente il loro CV e provvederemo direttamente a convocarli"!
Poniamo seriamente la questione all'assessore La Guardia: perché l'amministrazione dovrebbe interessarsi presso le aziende del territorio per fornire un canale privilegiato ad un "candidato La Guardia" rispetto a quelli spontanei?
Si tratta evidentemente di un sistema clientelare (che conoscevamo già per le aziende partecipate) che viene posto in essere anche in ambito privato.
Sul territorio pensavamo esistesse un ente, AFOL, in grado di provvedere a queste necessità, se proprio si fosse voluto cercare di facilitare i candidati locali. L'assessore, e la signora Arcuri, avrebbero dovuto comunicarsi che, in virtù di quella presenza, al limite, poteva esser realizzata una convenzione con l'ente metropolitano per facilitare la selezione, ma non che l'assessore si facesse portatore di interessi personali o dell'amministrazione....
Poi, oltre a questo, che già basterebbe (e ce n'è d'avanzo!) rimproveriamo alla Giunta il fatto che si continua a chiedere denaro alle associazioni e ai partiti per l'utilizzo della sala consiliare, e non ci si preoccupa di regalarla ai privati i quali, loro si, non avrebbero problemi a pagare quei 50 euro l'ora necessari per la copertura spese.
Un Robin Hood sociale al contrario: vessano il volontariato no profit e premiano il privato profit!
Continua la vergogna senza fine....
RF

giovedì 11 maggio 2017

API: IN ATTESA DI SENTENZA....

Con l'assenza del Comune di Rozzano, si è tenuta oggi l'ultima udienza del Tribunale fallimentare per decidere delle sorti di API.
Ma l'esito appare scontato, attendiamo la sentenza.
Dopo una introduzione del giudice, il liquidatore e gli avvocati di API hanno fatto presente che c'era stato un timido tentativo del Comune di proporsi nel procedimento e che c'era forse una certa disponibilità delle banche per un'alternativa.
Ma, dopo poco, è apparso chiaro che erano due bufale.
La prima. Sebbene il Liquidatore abbia fatto il suo comunicando a riguardo di questa "timida disponibilità", dall'altra parte si è venuti a conoscenza che il Comune gli aveva mandato una PEC insultandolo per l'ennesima volta, dopo che il giudice aveva respinto la proposta dell'amministrazione di entrare nel procedimento per cercare di valutare una possibile iniezione di denaro ai fini della trattativa con gli ex dipendenti (salvo rinuncia al procedimento).  Insomma, lui, in modo assolutamente professionale ha fatto presente quanto occorso, per la quale cosa il legale aveva chiesto altri due tre mesi per attivare il percorso, dall'altra depositava una nota con allegata la PEC per ribattere alle contumelie.
Ma il giudice, scherzandoci sopra, indicava che forse, dati i tempi di questa amministrazione, ci sarebbe voluto un anno o più, e "la Legge  non lo consente!".
La seconda, sentenziata dall'avvocato di MPS, relativa al fatto che non risultava alcuna "apertura".
Dall'ultimo appuntamento all'udienza dei creditori non è sostanzialmente avvenuto nulla.
Date le due quisquilie suddette, il resto è colore.
API doveva presentare una memoria con i possibili ulteriori passi, ma nulla ha potuto scrivere.
Le banche si erano già espresse.
I lavoratori, per tramite dei legali, hanno ribadito la loro intenzione di procedere e hanno chiesto anche tutto ciò che gli spetta per l'inattività di due anni e per le ulteriori competenze maturate in termini di TFR.
La Procura della Repubblica, sebbene non presente, ha relazionato al giudice in precedenza e si era già espressa chiedendo il fallimento.
I commissari hanno depositato una ulteriore brevissima nota che sostanzialmente ribadisce che non è successo nulla dall'ultima udienza.
Noi ci siamo attardati a raccogliere le voci di corridoio, che hanno ribadito una apparente incapacità d'azione, una sostanziale e continua ingerenza nel procedimento, ed i tentativi di produrre un risultato concordatario al di fuori dei canali processuali.
Anche le parti in causa hanno fatto sapere che l'atteggiamento dell'amministrazione nei riguardi dei lavoratori, sin dall'inizio, non ha permesso un avvicinamento tra le parti. Essere sempre presi a pesci in faccia ti porta all'inevitabile chiusura.
Segnaliamo la presenza di un avvocato a supplenza dell'avvocato dell'ing. Vito Ancora in D'Avolio.....: l'avvocato Ditto (in Ippolito). I due di cui alla nostra storia (madre di molti dei disastri rozzanesi) che abbiamo raccontato proprio qualche giorno fa. Ed era lì perché l'ex direttore tecnico cerca di accaparrarsi quei milioni che, dall'altra parte, la Corte dei Conti ed il giudice del procedimento D'Avolio sospetta non siano per nulla dovuti
Si è sostanzialmente perso due anni di tempo, accumulando crediti in API (l'affitto della rete del teleriscaldamento e del gas) e debiti in AMA e nel perenne contenzioso GasPiù e 2I Rete Gas, senza risolvere alcunché.
Insomma, il fallimento è scritto. Attendiamo la sentenza che, per bocca del giudice da noi sollecitata, "sarà a brevissimo".
RF

martedì 9 maggio 2017

Ma se i dati di perizia son gonfiati? AMA con Miogas sfida la decenza

Non riusciamo a capire se il ragioniere che ha redatto la perizia che il Consiglio dovrebbe discutere domani sia conscio del documento inutile che ha redatto o meno. Potrebbe essere semplicemente un Pilato qualunque: datemi i dati Voi ed io faccio i conti senza chiedermi perché. E crediamo sia proprio così. L'hanno anche pagato!
Come ipotizzavamo, infatti, riteniamo che abbiano abilmente tarroccato i numeri e usato le proiezioni commerciali 2017 (usate per ben altri scopi, normalmente per "stimolare" i commerciali) per ottenere il valore d'incanto (unilaterale) di Miogas a 10milioni.
Si tratta, al di là dei metodi da bilancino buoni solo per i libri sui principi contabili, di conti e formule applicati su numeri che prendono in considerazione gli "anni buoni" (2011 /2013), con un risultato d'esercizio maggiore di 1 milione anno,- con punte di 1,35 milioni del 2013 - annacquando gli "anni   difficili" (2014/2016) con una proiezione 2017 da ....fuori di testa!
Se gli amministratori saranno stati in grado di ottenere quei numeri sarebbero da premio nobel dell'economia, ma, temiamo ( e l'analisi ci supporta, come vedremo) di no. Tant'è che i periti dichiarano nella perizia che "differenze sui risultati effettivi e quelli programmati .... dipendono dalle scelte del management e dalla variabilità dei mercati".
'Sti caz... come dicono quelli colti: io butto li dei numeri, poi se non arrivano la colpa è del mercato o del management!
Il 2017 è , infatti, un dato che i periti dicono d'aver ricevuto come "budget" da Miogas.
In quei numeri e nella loro scelta vi è  tutta la forza delle scelte scriteriate di queste amministrazioni rozzanesi, che pigliano palate in faccia a forza di "usare" i numeri per piegarli alle loro necessità.
Il Budget, come vedremo, è stato costruito gonfiando le vendite e riducendo i costi oltre ogni misura.
Nel dettaglio.
Da 29 milioni di ricavi nel 2015 e 30 nel 2016 (saranno a bilancio?), fanno balzare le vendite a quasi 36 milioni, +22%.
Il dato "certificato" dai ragionieri, dice che dal 2013 al 2016 le utenze (31mila) son rimaste stabili, ed infatti la redditività, frutto più delle manovre dell'Authority che delle scelte e capacità dei gestori, è rimasta stabilmente sotto i 500mila euro, con il minimo nel 2015 a 100mila euro circa. Il prezzo del gas è diminuito nel 2016 in modo importante (circa -10% tra bassi di inizio anno e moderati alti di fine anno) ma nel 2017 il calo è contenuto (stima Qualenergia.it) nel primo semestre a -2,7%.
Poi, con grande fantasia, a fronte di una impennata nella proiezione dei ricavi del 22% (che pesata con la diminuzione del prezzo significa il 25% in volume venduto/utenze), i costi della materia prima aumentano solo da 19 a 20,5, +8%, e quelli totali (da 29 a  33,6) del 16%..... e già si capisce che qualcosa non va.
Non ci risultano delibere dell'Autorità per l'Energia ed il Gas che abbiamo permesso un così evidente aumento (anzi!) dei prezzi al consumo, ne accordi particolari con i fornitori del gas. E non ce ne son stati.
Questo significa che può essere solo una cosiddetta "crescita organica": le utenze servite passerebbero da 31mila a 38mila!!
Siccome il settore di riferimento sono le utenze residenziali ed il consumo medio non varia, ci si aspetta dunque una percentuale di crescita del gas commercializzato pari a quella dei ricavi. Questo  (+22%/+25%) porterebbe dai 66 milioni di metri cubi del 2015 agli 80,5/82 milioni di metri cubi nel 2017 che stanno sognando.
Ma così, i costi dell'acquisto del gas - senza trattativa sul prezzo di acquisto - dovrebbero salire a 23,2 milioni, ed il MOL si ridurrebbe a quasi zero, a meno che, ecco il trucco, il costo d'acquisto scenda magicamente del 9%.
Il Budget 2017, invece, dichiara un MOL (Margine Operativo Lordo) di 2,4 milioni, come nel 2012.
Ma, a fronte delle ipotetiche vendite del 2017 a 36 milioni di euro (da dimostrare, e non abbiamo contezza di un tale sviluppo), nel 2012, per ottenere quella marginalità, Miogas aveva sviluppato 42,5 milioni di ricavi con 82milioni di mc di gas venduti!
Insomma, comunque la si guardi si capisce che è una buffonata.
Poi ci sono altre perle.
I Costi "altri", non di acquisto del gas, una delle voci che porta al (sognato) MOL di 2,4 milioni del budget 2017, balzerebbero dai 10 milioni del 2012 (quando l'azienda guadagnava 1,3 milioni fatturandone 43) a 13 milioni. In queste voce ci sono le Consulenze, che, solo nel 2015 son passate da 600 mila euro ad 1milione!!!!
Ma quanti cavolo di favori e bocche devono soddisfare fuori dall'azienda?!
Anche sul Patrimonio Netto, a bilancio 2015 pari a 1,9 milioni, e utile a definire il "valore" della Società, abbiamo dei forti dubbi.
E' costituito quasi interamente da 1,7 milioni di "Altre Riserve" (fondi di bilancio non obbligatori da Codice Civile, dove son stati fatti confluire gli utili, prevalentemente, per 1,3 milioni di euro, del 2013) abbiamo dei forti dubbi che esistano: la liquidità, al 31/12/2015 era solo di 208mila euro.
Alla fin della fiera, il vero valore di Miogas sono le 31mila utenze (i cui crediti si svalutano ogni anno di 500mila euro!), l'immobile con mutuo di viale Lombardia 34 da 450mila euro, un milione di depositi cauzionali e l'arredo dell'ufficio.
Il "burden" (impegni), sono 10 milioni di debiti con le banche (a breve, tra fidi, finanziamenti e anticipazione del credito).
Se troveranno un'azienda interessata all'acquisto, crediamo che facciano per lo meno quello che ha fatto RF, e che non si accontenteranno delle loro carte.
E non hanno ancora parlato col socio MEA Melegnano...
Vedremo, e....siamo sicuri che ci stupiranno!
RF



lunedì 8 maggio 2017

Le PA incapaci colpiscono al cuore Rozzano. Da Aler a CSI, da AMA ad API: c'era un piano per rovinarci ?

Dal rapporto sulle società controllate e partecipate da ALER Milano redatto alla fine dello scorso anno, abbiamo riportato alla luce un ricordo ed una perla che necessita di approfondimenti:
"C.S.I. S.r.l. è una società costituita (nel 2005, ndr) da Aler per la gestione e manutenzione della centrale termica di proprietà Aler in Comune di Rozzano [...] per poi assumere, con decorrenza 1.6.2009 le funzioni riferite alle politiche energetiche su tutto il patrimonio impiantistico aziendale, ad eccezione della gestione [...] rete di teleriscaldamento comunale gestita da AMA Rozzano" e ad altre cosette.
Con Delibera Aler del 15/9/2014 CSI è stata posta in liquidazione.
Con una perdita complessiva di esercizio tra il 2013 ed il 2015 di oltre 800mila euro, ha pesato sul bilancio ALER Mi 2015 per 2,2 milioni di euro.
Putacaso, il 2013 è stato il passaggio definitivo della gestione della rete di teleriscaldamento Aler da CSI ad AMA, attraverso la convenzione capestro del Comune con Aler.
Aler, rinunciando alla gestione della rete rozzanese, ha smesso di guadagnare (nel 2013 ebbe ancora un utile di 33mila euro), e, con la sottoscrizione della disgraziata convenzione , ha prodotto (insieme alle amministrazioni locali) un grave danno ai cittadini, portando il prezzo per metro quadrato del riscaldamento nel quartiere popolare da circa 16 euro a 22 euro e più al metro quadrato.
In tutto questo ha iniziato ad incamerare un trittico di perdite di cui abbiamo parlato sopra.
AMA ha poi gestito la "ristrutturazione" della rete con due anni di investimenti 2012 e 2013, per circa 2,5 milioni di euro (su 11,4 che doveva fare), che son stati affidati con metodi clientelari, facendo tra le altre cose arrivare (indirettamente, Dio ce ne scampi) appalti anche ad un assessore attuale componente dell'amministrazione.
Ma il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Fantastico, a questo proposito il commento del presidente di Aler, di allora Loris Zaffra nel 2010: “La firma del protocollo (tra Rozzano, D'Avolio, e Aler, ndr) rappresenta un ulteriore passo in avanti della collaborazione che ormai lega Aler al Comune di Rozzano. Tra gli impegni presi esiste la forte volontà di garantire una maggiore vivibilità degli inquilini nei quartieri e quindi: presenza sul territorio, pugno duro sulla sicurezza, finanziamenti per le opere di manutenzione e risparmio sulle spese con l’allacciamento al teleriscaldamento. Una serie di obbiettivi ambiziosi, pronti per essere realizzati attraverso il lavoro congiunto già pianificato da Aler e dall’Amministrazione comunale di Rozzano”.
Peccato che faceva il "figo" col culo dei cittadini!
Chi sono stati gli autori di quel passaggio di consegne tra Società "strumentali"?
Sul lato ALER, CSI manteneva una pletora di consulenti per 360mila euro  all'anno, e gestiva 25milioni di forniture di servizi. La società aveva Domenico Ippolito come amministratore delegato, incaricato proprio nel 2012. Si trattava di colui il quale sottoscrisse, come direttore generale di Aler, la convenzione con il Comune di Rozzano/AMA.
Lato Comune di Rozzano, la convenzione du firmata per AMA da Gianfranco Sgambato, ai tempi vicino al Decaduto (che lo usò per scalzare il Presidente Carrara), col supporto tecnico di Vito Ancora, il super consulente che si stava già leccando i baffi!
Tra le note di colore, ricordiamo che lo studio dell'ingegnere Vito Ancora ha sede in quello del nipote di Ippolito, Domenico Ditto: vedi come è facile quando si hanno i personaggi giusti a portata di mano?
Peccato che è tutto finito in vacca, e che ora API stia fallendo, che AMA sia sulla soglia della catastrofe, che il Comune di Rozzano debba privarsi di molte proprietà pubbliche, etc. etc.
Grazie a tutti.
Forse era meglio che i cittadini si tenessero l'amministrazione Aler... (che è tutto dire!).
RF













domenica 7 maggio 2017

Partono le vendite. AMA vuole cedere le quote Miogas per...dare i soldi a Miogas!

Per comprare poco lecitamente l'11% delle quote Miogas da Gaggiano nel 2013 fecero tutto alla chetichella. Per venderne l'intero pacchetto azionario (60% circa) riescono a passare in commissione risorse del Comune ed in consiglio comunale.
Se non fosse che risulta chiaro che sono alla ...canna del gas, e non siamo così irragionevoli da bearcene,  sarebbe davvero da impugnare il tutto, ma, come sospettiamo, potrebbe succedere per mano dell'altro socio.
Le vicende sono abbastanza chiare.
La Legge, che vale per ogni comune italiano, non solo per Gaggiano, impone alle amministrazioni pubbliche sin dal 2007 di liberarsi delle quote azionarie detenute in aziende che nulla hanno a che fare con l'interesse pubblico, se quel l'attività è sul mercato (L. 244/2007, art. 3 imponeva la dismissione delle partecipazioni al fine di tutelare la concorrenzae il mercato).
Sin da subito la commercializzazione del gas rientrò in questi criteri. Ma, prima Carrara - il presidente - poi il dirigente con procure, con l'acquisto da Gaggiano, fecero di tutto pur di non cedere la gallina (allora) dalle uova d'oro. Anzi, possiamo ben dire che fecero carte false (pagando il doppio del valore di allora delle quote, ed oggi non è migliore la situazione) pur di incrementarne quote e controllo. E non si venga ad accampar il cosiddetto "premio di maggioranza" per quell'acquisto, che, come nel caso attuale, fanno assurgere a panacea di ogni valutazione sballata e fuori mercato.
Il mercato del gas, come tutti i mercati controllati da Authorities, tutelano più che altro le grandi multinazionali statali (ENI, ENEL, etc), come ne abbiamo ricevuto conferma personalmente anche dalla viva voce dei massimi dirigenti del Ministero dell'Ambiente, e permettono guadagni importanti.
Solo che, nel caso di Ama, oltre che proprietario delle quote è consumatore, e il gas che consumi (per le centrali del teleriscaldamento) devi pagarlo. Se non lo fai, qualcuno potrebbe rivalersi.
E' successo infatti che Miogas, per tutelare se stessa ed il suo credito, vecchio, piuttosto incancrenito, ha fatto fare dal Tribunale un'ingiunzione da 6 milioni ad Ama circa un anno fa.
Il tentativo di vendita delle quote, che analizzeremo, punta a questo. Sgravarsi dei 6 milioni dell'ingiunzione e accumulare un po' di cassa per pagare stipendi e fornitori.
Oltre a questo, AMA potrebbe voler dimostrare al giudice del fallimento API, in zona Cesarini, che ha "solidità" finanziaria (ma i tempi sono più che stretti...).
La "perizia", apparentemente costruita per generare il bisogno, che non sembra basata e verificata sul mercato, dice che le quote varrebbero 8 milioni perché, oltre ai 6 ipotizzati per il 60% (su 10 periziati complessivamente) son stati inseriti  2 milioni per il "valore" della detenzione della quota di controllo.
Il risultato, comunque, sarà che la città ci rimetterà un sacco di soldi, come al solito.
Il "mercato" delle quote delle ex municipalizzate multiutilities, in particolare di quelle che vendono gas, è piuttosto affollato in questo periodo. I comuni, un po' tutti messi male, vogliono vendere ciò che la Legge li obbligava a fare (!) e, dunque, sebbene chiedano tutti molti soldi, quando ne hai bisogno, il mercato ti tiene per la collotta e ti darà molto meno di ciò che chiedi.
Ad esempio, giusto per far nomi e cognomi, i comuni di Rho e Settimo M.se vendono il 30% di NEV Nuovenergie spa. Ben 800mila euro di capitale sociale, 27 milioni di ricavi e 0,6 milioni di utili. Hanno predisposto un bando per "attirare" un potenziale privato con base d'asta di 2,7 milioni (circa 900mila euro per un 10%).
Ma non solo.
Un altro riferimento, tutto interno, è la vendita del 33% delle quote proprio di Eurogas (detenute sino al 2016 da Miogas) per 125 mila euro a Libarna gas (atto del 28 marzo 2017). Libarna serve 200 comuni e vende 45milioni di metri cubi di gas,  Eurogas vende poco più di 6 milioni di metri cubi di gas nel Piemonte, con ricavi di 3 milioni e profitti pari a 9000euro!
Come nota di colore, segnaliamo che Miogas entrò in Eurogas nel 2009 con l'acquisto delle quote da Acea Pinerolese, Egea e alcune cooperative e che Carlo Presidente Carrara ne è ancora a tutt'oggi consigliere di amministrazione (si nasce coi soldi pubblici e poi, nel tempo, diventano privati...).
La "nostra" Miogas, con soli 65mila euro di capitale sociale e circa 2 milioni di patrimonio netto, 30 milioni di vendite, 100mila euro di utili per 45milioni di mc di gas è in confronto un nano senza troppe garanzie. Per il 10%, pagarono 1,5 milioni, contro un'offerta di mercato (di Unogas) di 1 solo milione, e si fecero dare dei "coglioni"!
Da allora, 2013-2015, Miogas ha generato utili per 1 milione nel 2013, 400 mila euro nel 2014 e 100 mila euro nel 2015, un totale (a decrescere fortemente) di 1,5 milioni, dunque, per chi comprasse a 8 milioni, un possibile breakeven sulla media (500mila euro - cioè 1,5 milioni in 3 anni) è dopo 16 anni!!!!
E non stiamo contando il tendenziale e le valutazioni di NPV e il mercato affollato che vende quote ovunque a prezzi più bassi.....
Per cercare di capire il valore attuale per il quale si muovono sul mercato i grandi player nazionali, facciamo un altro esempio.
Edison ha fatto "shopping" in Sicilia per la società palermitana Amg gas. Ben 8 milioni di patrimonio netto (!) e 80 milioni di mc di gas venduti a 300MILA famiglie, e ne ha acquistato l'80% delle quote a 28 milioni. Dal prezzo di acquisto togliamo il patrimonio, dividiamo per l'80% e pesiamo la quota con la remunerazione (1,4 milioni), otteniamo per il 10% (includendo, ça va sans dirè, il "premio di maggioranza) circa 830mila euro, ma basandoci su una redditività stabile a 500mila euro.
Questo porterebbe ad un corretto valore di mercato di circa 5 milioni, e non certamente 8!!!!! 
Tutti i pigmei comunali in Italia sono alla ricerca di "partner industriali" che li aiutino sul mercato e che ne determinino migliori condizioni per l'acquisto della materia prima. Un classico dei mercati finti all'italiana.
La cosa pazzesca è che per disporre di un valore aggiunto per le proprie quote, Ama e il sindaco di Rozzano non hanno assolutamente coinvolto il comune di Melegnano, proprietario, con Mea, dell'altro 40%. La definizione del valore di perizia, con i 2 milioni di "premio di maggioranza", andava certamente condivisa con i soci, perché ciò ne deprime fortemente il valore delle loro quote.
Sembra una barzelletta.
Tanto sono mal messi in Ama, che ricorrono a piccoli trucchi come questi, ma è evidentemente, inutile.
Il premio di maggioranza riduce sostanzialmente a zero il valore supposto del 40% delle quote di Mea Melegnano, e crediamo - anzi, ne abbiamo la certezza - che quell'amministrazione non l'abbia presa bene.
Lo statuto dispone per i soci una possibilità di prelazione, ma, in queste condizioni (e con una legge che oggi non ti consente più l'acquisto di azioni in questo genere di società) è un cappio al collo.
Il presidente di Miogas è espressione di Ama, ma, per garantire il credito aziendale ha dovuto provvedere all'ingiunzione milionaria. AMA, nonostante ciò (o forse proprio per quello) si è negata al socio Mea, e non l'ha informato delle operazioni in corso, sebbene il sindaco di Melegnano abbia più volte chiesto informazioni in merito.
A Melegnano, infatti, proprio lo scorso 2 maggio, il consiglio comunale approvava le linee di indirizzo per la vendita delle quote Miogas, ma ...al buio rispetto alle "provocazioni" di Ama.
"Andiamo in commissione risorse (lunedì 8 maggio, ndr) con la certezza che si danno degli obiettivi irraggiungibili e con la certezza che il Socio di minoranza non potrà fare altro che impugnare la possibile vendita per evitare che la sua quota quota si riduca ad un pugno di mosche" ci dice Gianni Ferretti, capogruppo consiliare FI a Rozzano.
Vedremo.
RF


lunedì 1 maggio 2017

Rozzano, primarie: Renzi stravince ma il Pd non convince...

Ringraziamo i dirigenti PD Rozzano d'aver fatto conoscere i risultati delle primarie del loro partito.
I numeri crudi sono: 844 votanti, con 837 voti validi (Bianche. 1, Nulle. 6).
Erano presenti solo due mozioni: Orlando e Renzi, perché (e queste son le stranezze del democratico Pd) "Emiliano non era candidato in questo collegio poiché non ha raggiunto il numero necessario di firme" ha riferito Marco Macaluso, segretario locale.
Il risultato vede Renzi prevalere con 646 voti (77,18%), seguito da Orlando con 191. (22,82%).
Se, come ha riferito il segretario nella recente intervista sul QN, gli iscritti sono circa 300, solo poco più di 500 persone hanno pensato di dare un contributo nella scelta del segretario nazionale.
844 votanti sono il 2,65% dei 31mila e rotti elettori in città.
Alle ultime politiche del 2013, il Pd a Rozzano prese il 29,2%, 6873 voti.
Beh, la distanza è forte.
In italia, si dice abbiano votato 1,9 milioni di persone su 46 milioni di elettori, dunque il 4,13%.
Con i numeri (e le proiezioni) non si fa politica, ma, per divertirci, da questi numeri si evince che a Rozzano il Pd avrebbe una percentuale quasi metà dell'Italia tutta. Qualcosa deve significare.
Proiettato su base nazionale, avrebbe significato che solo 1,2 milioni di persone si sarebbero recati ai gazebo...
Non solo. Il 29,2% delle politiche 2013 a Rozzano, potrebbe essere oggi solo il 19%!
Qualche pensierino se fossi il segretario di quel partito me lo porrei.
E dai, e dai, a forza di mala gestio lo zoccolo duro comincia a scalfirsi.
Aspettiamo l'11 maggio e poi tireremo le fila.
RF