martedì 25 aprile 2017

La Procura si interessa ad API e chiede il fallimento. Nuovi fascicoli in Tribunale?

Dalle carte della mancata udienza dello scorso 20 aprile vengono alla luce nuove ed inquitanti notizie per gli amministratori.
Si son palesati in aula ben due Procuratori della Repubblica che, dopo aver accettato il rinvio dell'udienza per assenza del liquidatore di Api, all'estero, hanno chiesto di procedere con il fallimento.
La dott.sa Donata Costa e la dott.sa Caterina Greco "non si oppongono al rinvio esplicitando la propria volontà di richiedere il Fallimento", riporta il verbale di udienza.
Poche righe, e un bagno di cruda realtà, una realtà che si attendeva da tempo. Il probabile fascicolo che si andrà ad aprire per bancarotta documentale o fraudolenta. E non è poca cosa.
Da tempo, ormai, l'amministrazione e, principalmente il suo rappresentante legale, il sindaco, dopo aver incaricato i vari liquidatori, non ha fatto nulla per consegnare le carte richieste al Tribunale ed ai commissari incaricati, accampando ogni sorta di scusa.
"Persino nell'ultima delibera approvata da questa maggioranza, poi dissoltasi, si riporta una nota per un incolpevole liquidatore chiedendogli di completare l'acquisizione documentale" riporta Gianni Ferretti, capogruppo consiliare, "e nascondendo le loro colpe con la frase sibillina che 'in caso di perdurante inottemperanza procederemo coattivamente'....ma secondo voi, perché mai il liquidatore, sbeffeggiato e insultato dall'amministrazione, dovrebbe rifiutare a sua colpa di consegnare i documenti? È che non li vogliono consegnare!".
Ma ora è arrivata la Procura.
Dopo omissioni, perdite di tempo e il volta schiena delle banche la questione per il sindaco, i consiglieri e le amministrazioni delle partecipate presenti e passate le cose si complicano (ulteriormente).
L'obbligo di tenuta di libri e scritture contabili imposto dalla legge fallimentare mira ad assicurare, a garanzia dei creditori, il corretto svolgimento dell'attività commerciale e a precostituire la prova della situazione economica dell'impresa, per consentire agli organi dell'eventuale fallimento di acquisire attività e ricostruire il patrimonio dell'impresa. È dunque chiaro che, e dovrà essere ora verificato, se mancano i documenti qualche problemino di gestione, quanto meno azzardata e poco avveduta vi sia stata, perché magari pensavano di farla franca con il concordato farlocco.
Nel corso della valutazione documentale si fanno salve le altre pene accessorie di cui al capo III, titolo II, libro I del codice penale; l'eventuale condanna comporta l'inabilitazione all'esercizio di un'impresa commerciale e l'incapacità ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa fino a due anni.
L'importanza della regolare tenuta della contabilità è dimostrata dalla previsione legislativa di due norme penali come la bancarotta semplice e fraudolenta documentale, quest'ultima addirittura punita con le stesse pene previste per la bancarotta patrimoniale. Chi fa l'imprenditore conosce bene l'importanza delle scritture contabili, sa che da queste può trarre informazioni essenziali sull'andamento della sua azienda, sulla remunerazione del capitale investito, ma sa anche che queste informazioni nel momento in cui divengono comunicazioni sociali a terzi (es. con il deposito dei bilanci) sono una garanzia per se stesso e per il pubblico. 
Le pene possono arrivare a dieci anni di reclusione.
Il Procuratore Costa si è occupata di fallimenti e relative conseguenze anche nel recente passato (il caso del 2014 dell'ex assessore Ponzoni, condannato per vicende di bancarotta fraudolenta e molto altro a dieci anni), e se si è palesata con una richiesta specifica non è un caso.
Staremo a vedere, ma dormire sonni tranquilli continuando a reggere il sacco a questi signori è un atteggiamento che da parte dei consiglieri che votano tutto appare di difficile comprensione....
RF

1 commento:

  1. E' avvilente avere conferma di quanto pochi oppositori rozzanesi hanno sempre contestato e comunicato ai cittadini che non volevano sentire nulla. Chiudere gli occhi dinanzi alla realtà aiuta amministratori di pochi scrupoli nell'utilizzare la cosa pubblica come bene personale. I debiti di API non sono nati in un solo momento anche se sono nati in pochissimi anni. Dov'erano i revisori dei conti? Gli amministratori che firmavano assunzioni, consulenze, contratti di affitto senza giustificato motivo? Ora a pagare le conseguenze di una pessima e sciagurata gestione della Cosa Pubblica saranno tutti i rozzanesi che vedranno sfumare i loro sacrifici di anni in un bel nulla. COMPLIMENTI D'AVOLIO, AGOGLIATI E COMPAGNI DI MERENDE SENZA SCRUPOLI!!!!

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