venerdì 30 settembre 2016

D'AVOLIO A GIUDIZIO IL PROSSIMO 8 NOVEMBRE. ROZZANO BEN RAPPRESENTATA

Dopo la notifica della chiusura delle indagini di cui demmo notizia durante gli scorsi mesi, Massimo D'Avolio, ex sindaco di Rozzano e consigliere regionale del PD, è stato inviato a giudizio il prossimo 8 novembre al Tribunale di Milano.
Il GIP avvierà il procedimento con l'udienza preliminare a conferma delle ipotesi accusatorie del PM che, oltre al consigliere, vede coinvolti (secondo le indiscrezioni della prima ora) la moglie, l'ingegner Vito Ancora, ex dirigente e consulente di AMA e API nonché consigliere comunale del PD a Segrate, ed altri personaggi.
Approfondiremo i capi di imputazione nei prossimi giorni, ma tutto sembra ruotare intorno alle vicende del teleriscaldamento.
Le vicende legate all'infrastruttura locale stanno prendendo campo in tutto ciò che è stato portato alla luce in questi anni e tradotto in notizie di reato per la procura dal consiglio comunale, dai cittadini e, in ultimo, ma molto pesante, dalla Corte dei Conti.
Anche il processo ci consentirà, insieme a tutto il resto, di fare luce su un periodo sciagurato di gestione della città che, oggi, risulta divorata dai debiti delle partecipate AMA e API.
In tutto questo, attendiamo di sapere se la delibera di Giunta per la costituzione di parte civile dell'amministrazione è andata a buon fine. Sarebbe un segnale politico, ma anche un non volersi far carico (ne rendersi conto) del coinvolgimento dell'attuale primo cittadino, sempre dettosi (e attorniatosi di personaggi) in continuità con la precedente amministrazione.
RF

martedì 20 settembre 2016

AZIENDE: Bilancio AMA, aumentano i debiti e il carico alla collettività

La notte in AMA
Pubblicato il bilancio di AMA, la partecipata del Comune di Rozzano che, ancora, non ha portato i libri in tribunale.
I numeri sono, in effetti da fallimento: un'azienda privata avrebbe già chiuso, in mezzo ai pesanti debiti e ai crediti inesigibili in costante aumento.
Il debito complessivo passa da 29,7 milioni a 32,5 milioni nel giro di un anno, ben 2,7 mini in più, tutto fatto ricadere sulle spalle dei fornitori e delle controllate. Per far andare avanti il Comune ha dovuto, invece, ridurre il debito di una milionata, riducendolo così a 3,1 milioni a cui si somma un milione residuo del finanziamento illecito (segnalato anche nell'ultima relazione della Corte dei Conti) di 1,5 milioni del 2009, a cavallo tra l'amministrazione del Facente Funzioni (FF) Gaeta e Agogliati. 5 milioni sono i debiti verso le banche, che non accennano a diminuire.
Complessivamente, il monte debiti verso i fornitori è di quasi 10 milioni di euro (!), e verso le controllate e collegate di oltre 12 milioni, con la parte del leone fatta da Miogas (quasi 7 milioni) e Area Sud (quasi 3 milioni),  Arco (2 milioni) e Sfera (1,5 milioni).
Sull'altro fronte, per comprendere sino in fondo il problema, i crediti verso le controllate e collegate sono risibili (1,2 milioni), rispetto ai debiti. E la voce grossa potrebbe farla solo verso il Comune (2,2 milioni), che però è un importante e finanziatore....
Un cumulo di circa 24 milioni di crediti che vengono svalutati a botte di 350mila euro all'anno, con un fondo svalutazione arrivato a 3,2 milioni di euro!
Sul fronte del flusso di cassa, dunque, si capisce bene che AMA sta al mondo grazie all'incasso per conto del Comune delle tariffe - tra cui la TARI, la pubblicità e la Cosap - che non versa, e non pagando i fornitori.
Non va meglio (per i cittadini) sul fronte del Conto Economico.
Si conferma la "tangente" sui rifiuti (ma ci sarà un post specifico in merito), ma salta fuori l'altro balzello operato in regime di monopolio stalinista da 1,4 milioni del teleriscaldamento (4 milioni di costi diretti e 2,8 milioni di affitto rete da API ) , il 20% in assenza di concorrenza che ha sempre costituito l'onere della discordia legato all'inefficienza della rete del più grande cliente (ALER), con omissione di investimenti di riqualificazione che stanno portando al contenzioso, e ad una marginalità industriale ingiustificata in un regime di servizi al cittadino. Certo è che, in credito di oltre 3 milioni da Aler, un'azienda altrettanto decotta, tenere in piedi un "business" per controllare il territorio e farlo pagare al resto dei cittadini di Rozzano collegati alla rete dell'acqua calda è un vero azzardo (politico).
Gli unici proventi straordinari derivano dalla discutibile cessione delle quote Arco, per circa 130mila euro.
600mila euro di sopravvenienze passive ingiustificate, e quasi 4 milioni di euro per il personale compresi.....i premi! Già, perché, con una situazione del genere si pagano pure i premi...
Nel privato (AMA è una spa) il fallimento interviene quando un'azienda si ritrova indebitata, ossia quando il valore dei suoi beni, il suo attivo, non copre più l'ammontare dei debiti.  AMA nel privato sarebbe già stra-fallita. Sta in piedi perché i fornitori non si impuntano (ma crediamo che i soci privati si stiano attrezzando), e perché il Comune e le collegate alimentano il sistema.
Il consiglio d'amministrazione (in realtà, un Cda normale, non schiavo), se ha motivo di ritenere che l'azienda si trova in tale situazione, sarebbe costretto ad avvertire il giudice. Ma il fallimento può anche essere avviato da un creditore esterno.
Finché il Monte dei Paschi, l'azienda bancaria con il peggior rating d'Europa e prossima alla gestione di ben altre emergenze, non pone problemi ad un'esposizione di quasi 5 milioni di euro e mantiene come vera una lettera di patronale di AMA a Miogas da 9 milioni per garanzie bancarie......si tira a campà!
RF

lunedì 19 settembre 2016

Nomen Omen. Area SUD Milano ha 100mila interessi al Sud (Puglia)

Vai a capire le società partecipate....
A casa loro fanno danni economici (sanzioni per la raccolta differenziata, tariffe ai massimi in Italia, ...), mentre fuori dai confini - rozzanesi, specialmente - sono estremamente generose.
Area Sud Milano, di proprietà al 41% di AMA Rozzano, ha investito (mah!) 100mila euro tondi nella "consulenza" di uno studio professionale barese.
Con quattro tranches di trasferimenti (13 mila euro a gennaio 2015, 33mila euro a maggio 2015 e 32 + 32 mila euro in agosto 2015) han fatto cifra tonda per partecipare alla gara d'appalto per i servizi dei comprensori pugliesi conquistando Castellaneta!
Un appalto per il servizio in una città da 17mila abitanti in provincia di Taranto.  Sarà forse per "colpa" della Daneco Impianti, socia al 25% di Area Sud e che esprime l'amministratore (Nicola Colucci) che, invece, interessi nel barese ne ha, eccome. Certo è che gestire le "partite di giro" con i soldi pubblici , e non ci sembra proprio il massimo....
L'amministratore di Area Sud è, d'altronde, "abituato" ai rinvii a giudizio. Ne ha collezionati diversi, tra cui l'ultimo, dello scorso gennaio per inquinamento delle falde discarica di Borgo Montello in prossimità di Latina!
Area Sud ha, seduto comodamente senza competenza alcuna nel Cda su indicazione di Daneco Impianti (socio al 25%), un postino ex consigliere comunale di (finta) opposizione e una poetessa sorella di ex assessore in quota Pieve Emanuele (21mila euro di reddito di cui 7500 da Area Sud).
Bacchettati da Comieco per la qualità della differenziata, viene alla luce il motivo per il quale è stata messa alla porta da Corsico e, prima, da Cologno Monzese.
Poco più di 4 milioni di acquisti a gara su 15 milioni circa di acquisti totali tra beni e servizi, ed il controllo dei conti del sempre fidato Carrara (figlio).
Come diceva una canzone popolare: "Si può fare di più!"....
...anche senza i 100mila euro: andare in Puglia e perdere gli appalti in provincia di Milano?
P.s. Recuperata, a nord, Sesto San Giovanni (42 milioni per 6 anni, 7 milioni all'anno per 81mila abitanti, il doppio di Rozzano: pagheranno meno della metà rispetto a quelli di Rozzano!!!!), dopo aver perso Cologno M.se...
RF
 

domenica 11 settembre 2016

EDILIZIA: D'Avolio vuole bloccare 18mila metri cubi di Berlusconi a Basiglio. Li voleva lui!

Incredibile. Dopo aver fatto strame del territorio rozzanese arrivando a far approvare (prima di mollare il colpo) la costruzione del parco (!) delle rogge degli amici CMB, si propone ora come primo firmatario di una interrogazione regionale (del 1 settembre) per bloccare il piano attuativo di Basiglio "at02" della Leonardo srl, circa 18mila metri cubi di costruzioni, perché ai confini del Parco Sud.
Quando c'era da impedire l'inutile scempio del Parco Sud a Rozzano ha sempre cercato i motivi per violarlo, e in più d'un caso, come presidente dell'Assemblea dei Sindaci del Parco Agricolo Sud Milano aveva avallato la violazione dei confini in altri comuni, supportando i palazzina di turno.
Sarà perché la Leonardo srl fa capo a Berlusconi, sarà perché ha richiesto un posto al sole  al gruppo regionale parlando della zona che presidia militarmente, sarà per la necessità di esserci alla firma di un documento che nasce per la sollecitazione degli amici del cortile accanto (le elezioni furono vinte proponendo la cancellazione dei nuovi insediamenti), ma, nonostante l'evidente discrasia ci tocca supportare la richiesta del gruppo PD regionale che chiede la remissione del commissario ad acta imposto dalla regione per dare la stura al piano di insediamento, in attesa del prossimo 30 settembre quando il Responsabile del Settore Urbanistica avrà elaborato (su mandato del Consiglio e della Giunta) le proposte modificative alla convenzione da sottoporre alla valutazione della  Giunta comunale "al fine della condivisione con il lottizzante".
Insomma, nonostante la prima firma di un indagato cementificatore che ha determinato l'affossamento di Rozzano, speriamo che la Regione accolga la richiesta per evitare di trovarci altri inutili vani in prossimità del Parco...
Il tutto ha un sapore amaro!
RF


Dal giornalino "Il Post" dell'amministrazione di Basiglio:

AT02, tre le aree interessate
Il 10 novembre 2015 è stato protocollato il secondo piano attuativo, quello che riguarda tre delle quattro aree rese edificabili dal PGT Cirillo. L’Amministrazione comunale ha iniziato immediatamente l’esame tecnico di questo piano attuativo; il primo esame si è concluso in senso negativo, come da comunicazione prot. n. 15205 del 3 dicembre 2015 a firma del Responsabile del Settore Urbanistica Ing. Arturo Guadagnolo.
Il piano prevede fabbricati con altezza media di 8 piani (l’area tra l’ex golf e la cava Giuseppina), 4 piani (l’area dietro la torre piezometrica), 7 piani (l’area antistante il lago di Basiglio) che, se approvato ed eseguito, per certo modificherebbe il modello urbanistico di Milano 3, all’epoca avveniristico, caratterizzato da elementi tradizionali come i ponti ciclabili e pedonali che scavalcano le strade veicolari (e alludono a una sorta di Venezia lombarda), colori caldi, e soprattutto tanto verde, tanti fiori, tanti alberi.
Per il costruttore dell’epoca Milano 3 doveva essere stata un’impresa immane, ma anche un grande successo se è vero, com’è vero, che Milano 3 divenne un punto di riferimento: le visite di operatori e architetti, soprattutto stranieri, si susseguivano e la sua formula urbanistica venne analizzata da molte università estere.
Il lottizzante è una società a lungo facente capo esclusivamente a Paolo Berlusconi e, stando alle notizie apparse su un giornale economico del 26 gennaio 2016, attualmente posseduta al 48% da un’altra società di famiglia, probabilmente desiderosa di modificare il modello urbanistico che l’ha resa famosa in Italia e nel mondo.
L’Amministrazione è invece convinta della validità, tuttora evidente, dell’antico progetto urbanistico del Comune di Basiglio. È anche convinta che Cascina Vione sia un bellissimo esempio di ristrutturazione ben fatta e ben riuscita. Siamo certi che il territorio di Basiglio non abbia bisogno di edifici di otto piani collocati in luoghi che costituiscono l’essenza verde di questo bellissimo comune del sud Milano. A fine anni ’70 il progetto era lungimirante e aveva caratteristiche straordinarie; oggi, quello che vediamo proposto, è quasi un’offesa alla memoria dell’imprenditore che l’ha creata. Non si comprende come il territorio di Basiglio possa essere valorizzato da edifici che sorgeranno su un territorio affatto degradato, ma parte intrinseca della natura che circonda Basiglio.

venerdì 9 settembre 2016

MEDIA: perché le "belle" notizie a Rozzano non fanno i titoli sul nazionale...

Il mestiere del giornalista non è semplice. Un po' come gli avvocati presta la sua penna a chi lo paga, ma, come gli avvocati, deve seguire un codice deontologico ed è bene farne riferimento. Un avvocato può e deve lecitamente difendere anche il più lurido dei delinquenti, per garantire il diritto collettivo, così il giornalista può e deve scrivere per mettere in risalto le cose e le azioni del suo cliente (o datore di lavoro).
Quando l'editore è libero, o meglio, è una public company ad azionariato diffuso, si dovrebbe avere una maggiore garanzia di terzietà, ma non è detto.
Per il giornalista, l'esistenza di una notizia di per sé è sempre auspicabile. Se ne è in possesso, con i filtri dell'editore (leciti) la deve riportare, al fine di svolgere la sua missione sociale dell'informare la collettività. Nascondere la notizia, o tacciare chi la riporta di atteggiamento strumentale è ipocrita e miserrimo.
Anche il giornalista addetto stampa, dunque, deve tutelare la sua professionalità interpretando i fatti (!!), avvalendosi della sua posizione privilegiata in seno ad una entità che magari le ha in anticipo e di prima mano. Sarà cura della pluralità dei colleghi, una volta noto il contenuto dell'informazione e i relativi allegati (se pubblici secondo la norma e la legge) fornire la stessa notizia da angolature differenti e con differenti interpretazioni.
La notizia non è mai scevra da una ineluttabile polarizzazione semantica ed interpretativa: nemmeno le agenzie di stampa più famose riescono ad esserlo. La foto che accompagna la nota, l'incipit o la chiosa, offrono molto spesso elementi di giudizio.
Oggi abbiamo sfogliato i principali quotidiani (cartacei) e, sebbene non siano passate più di due settimane, non compare più alcunché sulla situazione post sisma laziale. Il profluvio di notizie mainstream fanno riferimento a vicende romane, la solita cronaca ed estere. Ma, scorrendo le "veline",  si ritrovano, come sempre, un sacco di notizie "minori" che, però, faticano ad arrivare sulle prime pagine.
Il cronista ha sempre spazio, e, a Rozzano, con la sola cronaca, si potrebbe realizzare un bel libercolo. Come ricordato da qualche amico, gli argomenti che sui media nazionali (e locali) sono andati per la maggiore son stati gli incidenti, gli incendi, (anche qui) la droga (anche qui), i disservizi pubblici, le crisi aziendali (soprattutto delle partecipate) e, non dimentichiamolo, i crocefissi e i funerali, nel bene o nel male.....
Le buone notizie faticano ad affacciarsi. Ma dove si annidano?
Intanto definiamo la buona notizia.
La strage di Vito Cosco
Riteniamo che la "buona notizia" debba essere trovata tale dal lettore, che, al tempo stesso, è il fruitore del territorio dove questa si sviluppa. Ma il territorio - per un quotidiano nazionale o di portata ampia - è la città metropolitana, o la Regione.
Detto questo, qualsiasi "buona notizia" (o ritenuta tale dal proponente che la sottopone ai media) dovrà trovare spazio nella magmatica sezione temporale del momento in cui viene proposta o compare, e farsi largo tra quelle che arrivano dall'area vasta.
Se, dunque, le "buone notizie" rozzanesi non assurgono al rango necessario per i giornaloni significa che non erano le più forti in quel momento, non lo erano nella macro area di riferimento o, peggio ancora, non lo erano per nulla, perché altrove si fa di più e meglio.
Lo sciopero con scarico monnezza di fronte
ad Ama da parte dipendenti Area Sud
Dare servizi (a caro prezzo) ai cittadini viene oggi spacciato per un successo amministrativo. Ricordiamo che solo qualche tempo fa era semplicemente un diritto.
Avere un paio di metri quadrati di verde a disposizione, in un mondo occidentale propenso al recupero del suolo antropizzato, all'incremento boschivo e al "consumo di suolo zero" non è più notizia, a maggior ragione quando, passeggiando per la città ti accorgi che costruiscono parchi (un vero e proprio ossimoro che dovrebbe essere sanzionato) quando vi è un patrimonio già costruito e vuoto, invenduto, a disposizione.
Ridurre le tasse.....non se ne parla. Anzi. Dalle ultime rilevazioni a Rozzano si pagano le tasse locali più alte della Lombardia e non solo, che ci pongono al top del top (l'Italia, che domina in UE). Anche alle segnalazioni di illiceità nell'applicazione delle tasse e dei sovrapprezzi applicati in assenza di gara risuona un "chissene...".
Le impalcature eterne in via Mandorli
Il volontariato fa un gran lavoro, ma è selezionato con cura affinché vi sia sempre un gradito ritorno in termini elettorali, non certamente in base ai progetti.
Il problema per eccellenza, il traffico, non è mai stato affrontato e lungo le principali arterie viene quasi scientificamente perseguito l'affossamento del principio di una libera circolazione.
Buone notizie le asfaltature? Dovere minimo. Buone notizie i parchi gioco? E ci mancherebbe non ci fossero, ma nulla più. Buone notizie convenzioni che non trovano mai attuazione e, se lo fanno, non cambiano la condizione che di pochissimi fortunati? Nulla da far emergere.
Insomma, le "buone notizie" non assurgono a titolone nazionale perché....non lo sono!
Quali notizie sono emerse ed emergeranno?
Pipì in tram a Rozzano
Beh, con i picchi derivanti da atti e procedure denunziali, fallimentari o criminali, emergono sul nazionale le scellerate azioni che han ridotto la città ad un cumulo di macerie istituzionali, dove un gruppo di potere arroccato a difesa dei suoi privilegi e delle sue amicizie non intende mollare l'osso. Un gruppo che negli anni ha contribuito, con un lascito debitorio pari solo a città dieci volte più grandi e che ne determina la carenza di servizi per i cittadini "normali", quelli che pagano le tasse, quelli che non sono ricattabili.
La città del nord più meridionale di molte città meridionali troverà ancora spazio e visibilità nazionale, ma certamente non (ancora) per le buone notizie.
Ricordiamo lo scalpore di un articolo che, dopo la strage di Vito Cosco, dipingeva Rozzano come una città dove nel quartiere popolare il 50% della popolazione li residente aveva avuto trascorsi burrascosi con la giustizia, sottoposti a provvedimenti cautelari e passati in giudicato o con un
Crocefisso si, no...
passato nelle patrie galere. Qualcuno ha detto che non bisogna vergognarsi di un simile lascito da parte delle amministrazioni di ogni livello, ma certo l'elevata concentrazione di difficoltà umane e conseguentemente sociali, Rozzano doveva ben ambire a tentare un salto di qualità, con un impeto ed un sussulto di cultura e civismo di ben altra portata rispetto alle decadenti amministrazioni cittadine degli ultimi 13 anni se non più.
Ora, aspettiamo la novella. Sarà una buona notizia o una "brutta" notizia in questa "brutta" città?
propendiamo ancora per la seconda, perché nulla sembra cambiare e la continuità (anche a detta degli interpreti) la fa da padrone.
Ipse dixit.

RF

venerdì 2 settembre 2016

CORTE DEI CONTI: I POSSIBILI REATI SEGNALATI IN PROCURA

In attesa di tutte le reazioni della politica locale e (magari) di quella regionale, riportiamo nel dettaglio le segnalazioni dei possibili reati indicati dalla sentenza della Corte dei Conti alla Procura, per i quali i diversi soggetti, tra i quali anche l'attuale amministrazione, saranno chiamati a rispondere o a giustificare.
La parte del leone, e quella esposta nel più grande dettaglio, porta al "danno erariale", per il contratto di finanziamento, le commissioni bancarie e i derivati che son stati buttati in pancia ad API. Le firme su quei documenti sono degli amministratori con l'avallo del Socio Unico, a cui, il rappresentante legale del tempo (Massimo D'Avolio), dettava le condizioni (si vedano al proposito i verbali dell'assemblea dei soci di API).
Altra segnalazione è per l'utilizzo di svariati milioni di euro (da tre a cinque) di una linea di credito presso il Monte dei Paschi che non trovano giustificazioni nel piano industriale. Chissà che fine hanno fatto: ai tempi si son visti crescere il numero dei SUV in circolazione ed il numero di immobili di alcuni. Oltre a ciò, si segnala come API (ed oggi AMA) continuino ad assegnare appalti di servizi senza gara o con gare chiaramente poco trasparenti. Tra tutte ricordiamo (e ricorda la Corte) l'appalto per la raccolta e smaltimento rifiuti, che, a Rozzano, è fornito da Area Sud, ma che AMA rivende ai cittadini a quasi il doppio!
Altro "danno erariale" viene ipotizzato in relazione ai mancati pagamenti degli oneri tributari, contributivi e di previdenza.
Segnalato alla Procura l'anomala situazione della CRC, l'azienda del Gianotti, entrata ad un prezzo abnorme nelle disponibilità di API con l'acquisto di ramo di impresa (!) e per la quale lo stesso divenne dirigente mantenendone la proprietà, e sub affittando i suoi capannoni a prezzi tutt'altro che di mercato.
La Corte segnala, poi, alla Procura la mancata corresponsione degli oneri IMU e ICI all'Ente pubblico. API usa gli immobili concessigli dal Comune per scopi commerciali e per questi non ha mai pagato il tributo.
Viene segnalata la mancata restituzione dei "prestiti" del Comune da parte di API: milioni di euro volatilizzati nel passivo di bilancio.
Il mancato rinnovo degli organi di controllo viene segnalato alla Procura come un dovere specifico mancato da parte del Socio unico nella persona del sindaco pro-tempore: questo avrebbe portato ad un "danno erariale" per la corresponsione di prebende non più dovute.
La mancata gara per l'assunzione del mutuo contratto con Monte dei Paschi avrebbe, anch'esso determinato "danno erariale", e, la mancata segnalazione del Comune relativa alle indicazioni di rispetto degli interessi pubblici del minimo interesse e migliori condizioni, determina un ulteriore gabello per la cittadinanza.
Insomma, un fardello da decine di milioni di euro scaricati sulla città da parte del Decaduto e delle sue giunte, dove ricordiamo, in particolare, quell'assessore alle partecipate che si chiamava Barbara Agogliati, attuale sindaco e che ebbero, prima, tra i protagonisti anche la madre, vice sindaco della giunta precedente, Danila Pinardi, attiva all'urbanistica della grande crescita territoriale delle cooperative CMB (dove risiede D'Avolio e dove aveva residenza Carrara e progenie con contorno di vassalli, valvassori e valvassini) e De Gradi.
Non dimentichiamo e ricordiamo anche gli amministratori di API, che sono stati:  Lentati Emiliana, Bellini Giampiero, Michele Procida.
Tra i consulenti comparivano Gambato Marco (già liquidatore di API e consulente di CRC e  molto vicino a D'Avolio),  Eugenio Valla e Agogliati Cristiano (dello stesso studio LTA Advisory), Ancora Vito (deus ex machina del teleriscaldamento e delle feste dell'unità lombarde con i "suoi" fornitori). Dirigente: Gianotti Luigi.
La CRC srl aveva come presidente Lentati Emiliana (poi passata ad API),  e soci la famiglia Gianotti  (Luigi, moglie e figlie).
La sintesi è che API (e per molti aspetti AMA) sono state usate come bancomat da parte di una casta di persone alle spalle e sulle spalle della città.
E il signor D'Avolio ancora si accaparra la prebenda dalla Regione senza dimettersi, così come questo sindaco continua a governare senza vergognarsi
RF

giovedì 1 settembre 2016

SEGNALATI IN PROCURA! LA CORTE DEI CONTI DISTRUGGE L'AMMINISTRAZIONE PD DI ROZZANO

Il terremoto nella città è iniziato. Dopo anni e anni di denunce, a partire da RF, e dopo una sentenza della Corte dei Conti con obbligo di pubblicazione sul sito del Comune, lo scorso 11 agosto si è messo nero su bianco il disastro mai palesato pubblicamente del Comune.
La sindaca ne era al corrente, perché interpellata, sin dallo scorso aprile (dove non ha evidentemente spiegato omissioni nei dati e interpellanze e approfondimenti fatti dalla Corte). E la politica inizia a muoversi.
Lo scempio delle partecipate e della loro gestione, affogate da decine di milioni di debiti che hanno il loro epicentro nel teleriscaldamento ma che si dipanano in ogni ramo delle loro attività (rifiuti, servizi, ...) è venuto a galla in un documento pubblico.
Ci son voluti 4 anni (la prima sentenza della Corte è del 2012), ma alla fine si inizia.
A partire dal M5S, seguito da SEL e in attesa dell'ex candidato e (s)ballottato Ferretti (che in separata sede ha già fatto sapere che non se ne starà certo seduto ad attendere che la città se ne resti all'oscuro), stanno proliferando i primi commenti di fatti e situazioni che, per capirli, è bene rileggere tutti i post del Blog Rozzano Futuro sin dal 2009, e i giornali Piazza Foglia, Il Rozzanese, e le relative pagine FB, oltre alle informative del Comitato Occhi Aperti e le denunce dei consiglieri dalla scorsa consiliatura.
Oltre ai danni pensati e orditi dal Decaduto, grande responsabilità è attribuita dalla Corte al sindaco ed al consiglio comunale attuale, che, per presunto danno erariale vengono tutti segnalati alla Procura della Repubblica per presunti reati amministrativi.
Qualcuno (nuovo) inizierà a tremare.
Oltre ai nomi noti dalle indagini (chiuse) su D'Avolio, la moglie e l'ingegner Ancora, si fanno i nomi (famigerati e denunciati da RF) di Gianotti, ex dirigente API, dell'ex presidente Lentati, del Collegio dei Revisori e di tutta l'amministrazione che ha gestito le pratiche distorte e distorsive di soddisfazione degli appetiti delle partecipate (e ciò che ne è conseguito).
Per chi sa di amministrazione, si ritrova, scorrendo le 41 pagine della sentenza della Corte indicazioni che fanno pensare a falso in bilancio, distrazione di risorse pubbliche, peculato, omissione d'atti di ufficio, spergiuro, ...si riesce a trovare un po' di tutto. A ben leggerle portano diritto a necessari approfondimenti, perché, far sparire decine di milioni di euro....non è semplice....
Ne parleremo a lungo, ricordando tutto anche con l'aiuto dei post storici di RF!!
RF