mercoledì 21 giugno 2017

Delibera ad personam per il consigliere Cuvello. La giunta si prostra e concede ulteriore proroga

"Comme dicette 'a capa 'e muort': «Signo', peggio no!»"
Siamo un Comune decotto. 
La giunta comunale, pur di non avere problemi con uno dei principali "portatori di interessi" (conflitti, prevalentemente), si prostra al suo volere, e - in spregio a chiunque altro in città, dopo l'approvazione del nuovo regolamento del commercio su aree pubbliche, che ne avrebbe chiuso l'attività - reitera per la seconda volta una autorizzazione di sei mesi, in attesa della gara.
Si tratta del consigliere di maggioranza e gran patron delle "fiere" cittadine (o meglio, mercati alternativi a quelli comunali, organizzati da Amar) Franco Cuvello, che, in occasione di quel consiglio comunale ebbe a sbottare ferocemente contro l'ex assessore La Guardia, reo di non averne tutelato gli interessi.
Già, la maggioranza politica di Rozzano vive di interessi particolari, ben chiari e definiti. Ognuno con nome e cognome.
Questo fa dell'amministrazione rozzanese una "macchina da guerra", dove tutti si coprono le spalle e fottono i cittadini normali.
Se il sig. Tizio manifestasse una qualche esigenza per una autorizzazione o per un contributo, anche se si trattasse di un diritto, non avendo un santo in amministrazione mai gli verrebbe fatta una "delibera ad personam".
Al consigliere Cuvello si, un caso non proprio isolato, ma ben identificato ("via Pavese 93 - Rozzano vecchio"): quando tieni per le cosiddette una sindaco puoi avere questi piccoli vantaggi di posizione.
D'altronde "l'utenza si è dogliata" del fatto che forse il Cuvello avrebbe dovuto chiudere il baracco, e allora, ecco qua che la sindaco, a tutela dell'interesse cittadino, fa - su indicazione del La Guardia - una delibera di scopo.
Il povero funzionario, per giustificare l'autorizzazione, si adopera in sforzi letterari notevoli. Intanto fa finta che il baracco era stato chiuso ("....la summenzionata postazione ERA usata dall'operatore..."), quando in realtà non si è mai fermato. Poi, richiama il valore di quell'esercizio per Rozzano ("...garanzia di un servizio di vicinato alla cittadinanza..."). A quel punto, date le premesse, accerta le lamentele del mondo ("....accertato che da gennaio 2017, l'entrata in vigore del regolamento, da doglianze dell'utenza (????) è emersa la carenza di tale servizio in prossimità..."), confondendo la supposta utenza con il nome e cognome del mandante delle doglianze: Franco Cuvello. 
Ma, non contenti del servizio, han fatto scrivere al funzionario che "...è opportuno e necessario  (pena la maggioranza consiliare) ripristinare la suddetta area..." e "...garantire ulteriori sei mesi di servizio..." fino a quando non faranno il bando che, vogliamo scommettere?, vedrà il consigliere vincitore a prescindere. Dopo cotanto endorsement ci mancherebbe pure che ne fosse estromesso. D'altronde una concessione è per sempre!
E, attenzione, cara Polizia Municipale, Ama ed Area Sud, non permettetevi di dare sanzioni o non ritirare la spazzatura, Lei vi guarda (e vi ha avvertito con delibera di G.C, n. 143 del 9 giugno 2017)...
Cuvello è dato molto vicino ad Art.1-Mdp, dove tramesta il Decaduto. Insieme ad altri quattro consiglieri stanno probabilmente cercando di capire come preparare la "nuova politica del lavoro territoriale"...
Un vero e proprio mercimonio per la sopravvivenza politica.
Nei comuni italiani succede proprio di tutto, ma a Rozzano anche di più!
RF

A Rozzano, il 5% del reddito cittadino nelle mani di 135 persone.

611 milioni di euro il reddito dei cittadini rozzanesi, e, come in molte situazioni italiane e sempre più diffuse nel mondo occidentale, pochi detengono buona parte della ricchezza prodotta (non parliamo in quest'occasione di patrimoni).
La distribuzione reddituale è tale per cui il 97% di quell'ammontare è prodotto da persone con un introito inferiore a 34mila euro all'anno, ma queste detengono solo l'85% della ricchezza prodotta.
Al contrario, 135 persone - con un reddito medio di 226mila euro - sono i detentori del 5% della ricchezza prodotta.
In un periodo di dichiarazioni dei redditi, ormai prossime, un amministratore dovrebbe, in questo senso, farsi delle domande.
Ad esempio: ben 10mila e 700 persone sopravvivono con un reddito di poco più di 10mila euro, ben il 38% della popolazione, e la "pancia" delle dichiarazioni (circa il 60%) è tra i 10mila e i 34 mila euro annui.
Poco meno di 1000 persone hanno redditi medi da 66 mila euro in su.
La concentrazione dei redditi bassi, sarà sicuramente, per i criteri delle assegnazioni, nelle case Aler, dove, tra teleriscaldamento e rifiuti, AMA e l'amministrazione traggono il massimo vantaggio per le proprie attività tutt'altro che civiche.
L'Irpef, invece, ripartita in modo lineare, ricade su tutti, ma, essendo solo lo 0,8% (raddoppiata nel 2011), alla fine non bilancia il prelievo complessivo, tutto sulle spalle dei meno abbienti.
Il resto delle entrate, che rendono il Comune poco ospitale (insieme a molte altre cose) è ad onere delle aziende, che, a Rozzano, trovano IMU, TARI e TASI ai vertici della categoria in Lombardia (lo ricordammo poco tempo fa).
Nonostante ciò, ....su con la vita: il consiglio comunale, per agevolare i poveri, ha messo a punto il "baratto amministrativo", che permette ai morosi di saldare i propri debiti nei confronti dell’amministrazione locale attraverso servizi di pubblica utilità. Prima di tartassano, poi ti chiedono servizi indietro!
Scelte completamente diverse di pianificazione territoriale e finanziaria porterebbero a ben altro tipo di città.
RF

martedì 20 giugno 2017

I cittadini di Rozzano sono limoni da spremere. La tangente di AMA sul ruffo vale 135 euro all'anno per famiglia!

Dai dati della Ragioneria generale dello Stato, ricaviamo che il Comune di Rozzano, sul tema caldo di questi giorni (i rifiuti), in virtù del fatto che paga AMA, che non svolge il servizio e che rifiuta di valutarlo per quel che è ad Area Sud, si è messa le fette di salame sugli occhi.
Alla domanda: come faccio a dare sempre più soldi ad AMA? Risponde con puntuale perizia, approfittando di tutte i possibili artefatti contabili per non cedere e recedere di un millimetro a vantaggio dei cittadini.
Nel 2016 la TARI di Rozzano ha portato nelle casse di AMA 7,9 milioni di euro, ben 650mila euro in più rispetto al 2015. Ma, nelle casse del Comune, son finiti solo 6,3 milioni nel 2016 contro i circa 7,1 nel 2015 (meno 800mila euro).
E già qui ci sarebbe da questionare: perché mai il Comune paga ad AMA più di quanto incassa dal servizio tributi?
In secondo luogo, vi è l'annoso problema di un subappalto illegale.
Se AMA ha una società di scopo (Area Sud) che svolge proprio quel servizio, e lo fa per molti comuni direttamente senza alcuna "AMA" di mezzo, perché a Rozzano noi mettiamo AMA tra Comune e Area Sud?
La differenza (la "tangente") assolutamente impropria, è quel che AMA aggiunge non certo a vantaggio dei cittadini.
Si tratta - e qui ci riferiamo ai dati 2015 - di 4,7 milioni che Area Sud fattura ad AMA e che AMA ricarica per portare il suo fatturato a 7 milioni ai cittadini di Rozzano!
Proprio del 2016 è la notizia che Area Sud serve, dal luglio, il comune di Sesto San Giovanni (82 mila abitanti) ad un canone di circa 7 milioni anno, lo stesso che la truffaldina AMA pratica a Rozzano, 42mila abitanti.....
A Rozzano ci sono 16mila 921 famiglie, che, con il prezzo del servizio di Area Sud pagherebbero "solo" 277 euro (a Sesto pagano 256 euro a famiglia). Invece, la tangente AMA, costa alle famiglie 135 euro in più all'anno!!!
Ma non solo. A Sesto, Area Sud ha messo in servizio delle nuove spazzatrici – che noi chiediamo da anni – dotate di lancia per la pulizia ad acqua delle strade che consentono, come a Milano, di limitare il divieto di sosta delle auto.
Nonostante questo, per ciò che concerne il nostro "erogatore di servizi", i debiti di AMA verso Area Sud son cresciuti, tra il 2014 ed il 2015, di 500mila euro, salendo a 2,8 milioni. Quindi, tanti incassi e pochi pagamenti.
Area Sud gestisce l'incasso della TARI per Cesano Boscone e Pieve Emanuele, e lo fa negli oneri di servizio. AMA chiede, per questa stupidità, 1,3 milione di euro....
La Corte dei Conti ci ha guardato dentro e, come denunciamo da anni, ha riconosciuto l'incongruità. Magari farà pure pagare agli amministratori questi scandalosi costi, ma il fatto che il sindaco e i consiglieri reggano il sacco a questo "sacco cittadino" è scandaloso!
Ulteriori e continue prove che al sindaco Agogliati non interessa nulla degli interessi dei cittadini: sono solo limoni da spremere.
RF


domenica 18 giugno 2017

Area Sud vuole più soldi, ma AMA non cede. Lotta amministrativa al TAR (che non decide)

Il Tar della Lombardia (con la sentenza del 7 giugno scorso) ha deciso di non decidere in merito al ricorso di Area Sud contro AMA ed il Comune di Rozzano che mirava ad un adeguamento della tariffa in ragione dell'aumentato numero di cittadini dall'inizio della convenzione (2002).
Il contratto (oggi inammissibile, come sentenziato dal Consiglio di Stato) tra le parti prevede un adeguamento superata la soglia del 5% di variazione della popolazione. Nel 2002 si riportava una popolazione residente contrattuale di 37mila abitanti, invece, oggi, sono 42.498. Per questo motivo, Area Sud chiede mezzo 498mila euro in più.
Nella convenzione, infatti, si recita “...sarà riconosciuto l’adeguamento di aumento/diminuzione del prezzo del canone qualora ricorra una delle seguenti condizioni: - aumento o diminuzione di oltre il 5% degli abitanti residenti rispetto a quello della data di consegna del servizio (37.000)...”.
AMA ha obiettato, come sempre, non nel merito, ma adducendo la non competenza del giudice e affermando che "la clausola di cui si tratta non costituirebbe un’ipotesi di revisione prezzi, ma riguarderebbe le variazioni quantitative dell’appalto, così risolvendosi in un prospettato inadempimento contrattuale, e che la clausola non opererebbe automaticamente, ma solo oltre il limite del 5% e dietro comprovata richiesta".
Cioè: sono aumentati i cittadini? Cavoli tuoi, chiedi una revisione del contratto e poi si vedrà, eventualmente cambiando i criteri di fornitura del servizio.
Siccome ci attendiamo che Area Sud procederà in tal senso - direttamente o con un giudice - ci attende una riduzione della "qualità" del servizio stesso. Non solo topi, dunque, ma anche ruffo nelle strade?
Nel ricorso, infatti, Area Sud specifica che «…la convenzione (avente durata di anni 25) inerente il servizio di igiene urbana, era stipulata nel 2002 con una popolazione di Rozzano pari a 37.000 abitanti; all’attualità (al 30.6.2016, data del calcolo di adeguamento in parola), la popolazione è di 42.498, con un aumento del 14,589% rispetto all’avvio del servizio, con connesso aumento – evidentemente - dei costi di gestione a carico della ricorrente società, essendo inevitabile l’aggravio delle prestazioni scaturenti da un maggiore quantitativo di rifiuti prodotti dalla maggiore popolazione…».
AMA è proprietaria del 41% delle quote di Area Sud, e la controlla con la maggioranza del pacchetto azionario. Esprime anche un consigliere di un certo prestigio, il caudillo Caraccini il postino, ma, invece di comportarsi da azionista (quindi responsabile del risultato della sua collegata), come nel caso del sindaco nei riguardi dei suoi cittadini, si occupa solo dei suoi conti diretti, e non del pacchetto di controllo delle sue quote che, se fosse avveduta, dovrebbero portargli acqua al mulino del risultato economico. Invece ne abusa ogni volta che ne ha bisogno.
Siccome si tratta di un rapporto tra società di diritto privato, il giudice amministrativo si chiama fuori, e rimanda la decisione al giudice civile al quale Area Sud dovrà rivolgersi per vedere soddisfatta la sua richiesta.
Siamo al parossismo: queste vicende danno il senso dell'assurdo, un teatro dell'assurdo, dove, a causa di una completa incapacità gestionale e organizzativa di un moloch - la holding AMA Rozzano con tutti i suoi problemi e clientele - si sta mandando in malora un sistema civico intero.
RF

sabato 17 giugno 2017

AMA: aumenta la sottrazione di risorse dal Comune per ...i loro comodi

Con una variazione a capocchia delle condizioni preventivate al Comune di Rozzano per la TARI 2017, AMA si accaparra 300mila euro in più, di cui ben 200mila per un maggior costo del personale in una delle aree di "business" della partecipata che più rovina i cittadini: la monnezza!
Oltre al fulgido esempio dei prezzi del teleriscaldamento, con i quali AMA tartassa i cittadini dell'Alea a prezzi pari al doppio del mercato, essa sta perpetrando un furto nei confronti di tutta la città facendo sì che un servizio che costa 4,7 milioni di euro (fatturati da Area Sud ad AMA) venga rifatturato senza alcun valore aggiunto alla città ad 7 milioni....!!!
Area Sud, ad esempio nella vicina Pieve Emanuele, fattura direttamente al Comune, senza la tangente della partecipata rozzanese (da cui il rieletto sindaco Paolo Festa si è completamente staccato con la vendita anticipata delle quote in Arco).
Non solo. A Corsico il comune, impugnando l'assegnazione in esclusiva alla stessa Area Sud dell'appalto, riuscì ad espungere tariffe addirittura migliori semplicemente mettendo a gara (di Legge) il servizio. ....quando si fanno gli interessi dei cittadini...
Sono molte le strade da perseguire per ridurre i costi per il ruffo, ma a Rozzano il sindaco Agogliati fa di tutto pur di mantenere "gli equilibri economico finanziari" di AMA, alla facciaccia dei cittadini del "suo" Comune!
Ormai alla frutta, AMA cerca in ogni modo di ritirare dal "bancomat" del Comune soldi per pagare i numerosi (ed inutili) stipendi di molti dei dipendenti, ma, quando ci prova, lo fa sempre in un modo rozzo e incredibilmente sfacciato. Area Sud offre ai comuni il servizio di tariffazione ai cittadini dei comuni serviti gratuitamente (come molte altre aziende), invece, in AMA, per far quel che costa ZERO, vogliono trecentomila euro...
E, nonostante i millantati sforzi dell'amministrazione ed i supposti risultati nel riciclaggio, in tasca ai cittadini "virtuosi" non torna assolutamente nulla, quando invece, nel bilancio di Area Sud, per la sola Rozzano, risultano circa 600mila euro...
Ma si, tanto paga Pantalone per tutti.
RF  


giovedì 15 giugno 2017

In appello contro Cabassi

L'amministrazione rozzanese non ci sta a perdere i milioni di euro previsti in entrata dal "vecchio" Pgt che sarebbero dovuti arrivare dalle tasche dei Cabassi.
E' per questo che, con una delibera di giunta ad hoc, n.137 del 5 giugno, su parere del sempreverde avvocato  Carlo Cerami che ritiene "opportuno procedere in appello" e con la condivisione dell'ufficio tecnico comunale procedono  per opporsi a tale determina del TAR.
Curioso è che sia l'uno, Cerami, sia l'altro, l'ufficio comunale, sono gli istruttori e i verificatori del Pgt che è stato bocciato dal Tar, quindi era ovvio che ritenessero "opportuno" (per salvaguardare la propria credibilità) ricorrere in appello: tanto non son soldi loro!
Avrebbe avuto più senso chiedere un parere terzo, magari di qualcuno fuori dal "solito giro", così, tanto per capire....
Vabbè, staremo a vedere. Nel frattempo INFRAFIN si è già mossa per la messa in opera del suo progetto a costi decisamente più contenuti.
RF

mercoledì 14 giugno 2017

Deleghe La Guardia riassegnate. Ercoli, commercio, Moro, coesione e promozione sociale

La dipartita dell'ex assessore Dario La guardia, dimessosi per non meglio specificate ragioni, e tornato nell'accogliente ventre di Ama, è lì a dimostrare, ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, il permanente conflitto di interesse che è in capo all'amministrazione, che porta il sindaco ad occuparsi più degli interessi della partecipata e dei suoi dipendenti (a cui vuole a tutti i costi garantire lo stipendio) che di quelli dei cittadini.
Un becero sistema clientelare di potere che non vediamo l'ora che finisca.
Il sindaco ha dunque riassegnato le deleghe fiduciarie del fu-La Guardia.
Tra le più comiche, vi sono quelle al Commercio e alla Coesione e promozione sociale nei quartieri...
Alla prima è stato indicato Marco Ercoli, noto amministratore di condominio di Quinto. In quest'ottica, forte del la conoscenza del disastro perpetrato dalla grande distribuzione al piccolo commercio nella frazione dove opera, ritiene (e ritiene il sindaco) di possedere tutte le carte in regola per dare un forte impulso in questa direzione dall'alto delle sue specifiche competenze e del suo curriculum.  Vedremo.
Comunque da fustigatore delle presunte (allora) nefandezze di API, si accomodò in giunta, e ora prende la delega che è sempre stata rivolta a gestire il rapporto col Fiordaliso, che a Quinto avrebbe anche dovuto realizzare la ristrutturazione capolavoro di piazza Fontana che è sotto gli occhi di tutti (!)...chissà se interviene anche in questa direzione.
La Coesione e promozione sociale, invece, andava certamente affidata a una persona particolarmente qualificata e da sempre attenta a questi aspetti. Quindi, il sindaco, ha pensato bene all'assessore Pietro Moro. Un altro quintino - che è stato ripescato in giunta non avendo raggiunto i voti per entrare come consigliere per la strenua difesa della precedente amministrazione con il compare Caraccini - di cui ricordiamo i lavori per le sottostazioni del Q.re Aler che, evidentemente, costituiscono elemento di coesione e promozione sociale, mettendo in comunicazione i cittadini tra loro con l'acqua calda del teleriscaldamento....
I lavori non li ha presi dal Comune, che diamine, ma da azienda selezionata da AMA. Ecco perché, ritrovando coesione e networking nel suo incedere da consigliere comunale, si è ritenuto d'affidargli dette deleghe.
Insomma, stante l'inutile delega data alla s.ra Imprenti (Legalità - ??? - e trasparenza - ???) - attendiamo ancora la prima convocazione dei "guardoni" della legalità...), e quelle ai giovani (da mungere) con il ricco tavolo del Terzo settore alla s.ra Busnari, chiave della gestione del potere locale che passa anche da AMA, ma che non potrà che esser controllata dal sindaco direttamente, le due indicazioni di cui sopra sono, decisamente, le più gustose.
A bocca asciutta Stefano Apuzzo
 RF


P.S. Per informazione di carattere giurisprudenziale:

L’epiteto "Becero" utilizzato per contestare un sistema di potere, ha senza nessun dubbio valenza offensiva che, però, afferma la Cassazione (sentenza 45014/12) va contestualizzato, e ricondotto a una legittima critica, seppur discutibile a livello di stile. Situazioni e contesti in cui spesso ad ispirare pensieri ed azioni è non tanto la «cura dell’interesse generale» quanto piuttosto il «perseguimento di interessi particolari, di natura clientelare e di scarsa trasparenza, se non proprio di patente illegittimità». Quadro assolutamente poco edificante, è lapalissiano, e in cui, proprio per questo, la critica, pure esasperata ed espressa con parole dal cristallino «contenuto offensivo», è da ritenere legittima.


sabato 10 giugno 2017

Si torna al CoReCom: l'Agogliati ci ricasca!

Non soddisfatta della sanzione del CoReCom dello scorso novembre,  il sindaco ci riprova in occasione della festa del 2 giugno.
Usando sfacciatamente i soldi della collettività (Det. 1459 del 18/05/17), si accaparra i denari pubblici per i manifesti della festa della Repubblica per stampare e farci apprezzare il suo faccione dalle "fioriere" comunali.
Ma siamo già in campagna elettorale?
Informiamo il sindaco che le elezioni, domani, si tengono a Pieve Emanuele, non ancora (ahimè!) a Rozzano.
I comuni d'Italia, nella rappresentazione e chiamata alla partecipazione per la Festa della Repubblica, usano, ovunque e chiunque, immagini evocative quali le frecce tricolori, o il mausoleo al milite ignoto, o gli alpini o (e sarebbe il caso) il presidente della Repubblica... Lei no: indossa la fascia tricolore e umilia il senso della festa pensando di rappresentare, Ella stessa, la Repubblica.
Non ci siamo. Nemmeno rispetto istituzionale scorre nel suo tessuto ematico.
La denuncia è partita. vediamo come finirà.
RF

P.S. Nel frattempo gli abbiamo preparato la grafica per la festa dell'Assunzione (15 agosto).... (pepé..pepepepe...pepeè...pepepe....)



800mila euro di multe, solo 900 euro per l'educazione stradale. Vergogna!

A seguito dell'accertamento effettuato dalla giunta il 29 maggio scorso sull'andamento delle sanzioni per infrazioni al codice della strada, il Comune si porta a casa quasi 800mila euro.
La Legge impone che un quarto delle entrate siano vincolate a scopi legati alla sicurezza stradale e all'educazione, ma lascia i comuni liberi di gestirle.....
Bene: a Rozzano si è deciso che lo 0,0011% di quegli introiti debba essere dedicato all'educazione civica, a quelle attività di educazione stradale da fare nelle scuole e alla cittadinanza.
Caspita!
E nessuno in giunta, come sempre, obietta alcunché: tutti belli compatti. Anche i potenziali Art. 1-Mdp....
Nei comuni più attenti, la Polizia Municipale tiene corsi regolari nelle scuole di primo e secondo grado, supportata da attrezzature, materiale didattico, etc. Non è difficile, bisogna volerlo.
Solo pochi giorni fa un ragazzo in moto, per colpa di un avventato sorpasso dove era vietato e ad alta velocità, si è di fatto "suicidato" a Ponte Sesto, ed ora in molti piangono.
Crediamo sia importante investire veramente, non 900 euro!!!
RF

AMA: un ufficio balzelli che costa come l'oro e non porta nulla al Comune

Siccome il lavoro è evidentemente enorme (!), la vigilanza urbana inadempiente (!) e le pratiche da svolgere (male) determinano un volume di lavoro significativamente maggiore di qualunque Comune in Italia, il Comune di Rozzano ritiene di dover spendere 282mila euro con AMA per accertare, riscuotere e gestire (!!!) la pubblicità sul territorio.
Ma quanto incassa il Comune per quel servizio?
I conti non tornano.
Infatti, riferendoci ai dati della Ragioneria generale dello Stato (gli unici affidabili, perché vengono direttamente dagli accertamenti e classificazioni della ragioneria), le uniche voci di entrata per quel tipo di servizio sono state, nel 2016, le entrate i "Canoni per concessioni spazi e aree pubbliche" pari a € 373.078,70 (nel 2015 € 332.745,29), e "Diritti sulle pubbliche affissioni" € 28.115,19 (nel 2015 € 14.250,96).
Cioè circa 400mila euro, contro un accertato (nel bilancio comunale del 2012) di 747mila euro.
Dove son finiti gli altri incassi?
Nel pancione accogliente di AMA, che diamine!
Invece di ritornare il tributo al Comune, sembra chiaramente che se lo tenga in pancia per sanare gli appetiti dei "figli di".
Dunque, problema n. 1:  il Comune ha deciso di rinunciare alle entrate dalla Pubblicità (e proprio di un paio di mesi fa l'autorizzazione ad installare un elevato numero di nuovi cartelloni pubblicitari che concede AMA a terzi senza oneri, ma solo per gentile concessione dell'amministrazione). Di questo si deve chiedere conto.
Problema n. 2, di carattere gestionale, porta a una serie di domande:
- Ma quante persone serviranno mai per fare quel servizio? Chi ci lavora e con quali (inutili) competenze?
- Ed inoltre, il prezzo è equo?
- Quando non c'era AMA - si, anni fa non c'era, e si faceva lo stesso il servizio - quante persone ci lavoravano?
- Questo servizio può farlo solo AMA o, come più corretto, andrebbe messo a gara? "La seconda che hai detto..." (Cit.) ....E in questo caso, quanto costerebbe?
Tutte domande alle quali l'amministrazione si guarda bene dal porsi e rispondersi, perché sarebbe deprimente come in ogni altra occasione di distrazione di risorse pubbliche dalle casse cittadine.
Ormai il tema è legato a come fare a buttare sempre più soldi nel focolare AMA, per tenere in piedi un baraccone fuori luogo e fuori tempo.
E i rozzanesi (tutti) pagano.
Una analisi di massima, consente di fare alcune considerazioni. Si tratta di un "business" per il Comune che vale oggi circa 1 milione di euro, tra pubblicità e Cosap.
Il valore aggiunto del gestore è NULLO. Deve solo prendere atto delle auto-dichiarazioni, mandare i bollettini e incassare. Il controllo, da regolamento, e i relativi accertamenti devono essere fatti dalla Polizia Municipale.
Ergo, se nel 1994 ci volevano due persone, è ipotizzabile che bastino ancora, anche perché in questi anni AMA non ha fatto nulla per sviluppare (in qualunque possibile direzione) questa attività, che, magari, per molti aspetti poteva vedere una migliore estetica, gestione degli spazi e standardizzazione. No. L'ha fatto il Comune, ma al Comune non torna nulla.
Diremmo che ce n'è per farli smettere.... Ah no, ci dicono dalla Regia che ce ne sono altre di perle da comunicare!
Torneremo a breve.
RF


lunedì 5 giugno 2017

Agogliati spernacchia i cittadini e la Regione!

Non presentandosi all'incontro organizzato dalla Regione Lombardia con Aler e le Autogestioni (tanto decantate sul falso-come-Giuda Tutto Rozzano) convocato sul problema del prezzo del riscaldamento, il sindaco Agogliati - per conto del Comune, e AMA - ha rivolto una grossa pernacchia ai cittadini e alle autogestioni stesse.
Ma, oltre alla pernacchia ai cittadini rozzanesi (ormai abituati ma mai sazi) , hanno perpetrato anche un bello sgarbo istituzionale alla Regione Lombardia ed all'Aler, e questo non potrà che rivoltarglisi contro.
La scusa, rabberciata su una carta da formaggio la sera prima e riportata alla riunione dai funzionari regionali, è una supposta situazione di "mancata tutela" dei loro interessi...!!!!
Ma quali sarebbero i loro interessi? Gli unici noti sono continuare a grassare i cittadini meno abbienti di Rozzano per tramite di Aler per mantenere in essere il loro poterucchio e le loro meschine clientele.
Una pernacchia dopo il dito medio di gennaio, recapitato tramite il commissario del fallimento API.
La sindaca Agogliati, come già riportammo in altra occasione, non vuole mollare sulla convenzione truffaldina sottoscritta da Gianfranco Sgambato, che prevede ad oggi, dopo una progressione del prezzo al metro quadrato partita nel 2013, ben 22 euro/mq, assolutamente fuor d'ogni logica.
La ragione è quella suddetta, e l'hanno anche lasciato intendere nella comunicazione riportata: "non possiamo scendere di prezzo pena il default di AMA".
Quel prezzo - ancorché non dovuto, perché la rete era da ristrutturare ma con oneri a carico del proprietario, Aler - fu concordato tra Comune di Rozzano (D'Avolio)/AMA (Sgambato/Carrara) e Aler (Ippolito) a fronte di un supposto investimento mai avvenuto di 11,4 milioni di euro nella ristrutturazione della rete. Solo 2,4 milioni son stati spesi. Ma nel frattempo, i soldi del mutuo son spariti in API e in AMA. API è fallita (e tutti i lavoratori buoni alla loro causa spostati in AMA o Area Sud), e AMA sta proprio male....
Quindi, cari cittadini, come abbiamo riportato in un post su FB "dal sindaco e da AMA...."o possiamo fottervi o non ci interessate".
Siamo alle comiche.
E poi, a favore di alcuni consiglieri Pd che non riescono ad arrendersi al servilismo nemmeno di fronte ai fatti, è stato ribadito che il debito complessivo di Aler verso AMA è di soli 4 milioni di euro (uno appena pagato). Dal canto suo Aler è creditore di 820mila euro da parte del Comune di Rozzano, che dovrà poi girare ad AMA (riducendo il residuo a poco più di tre milioni) ed entro la fine dell'anno sarà azzerato. Il famoso trenino!
Un sindaco che tutela i suoi interessi tramite la ruberia sul territorio da parte dell'azienda da cui dovrebbe invece fruire di servizi a favore della cittadinanza. E se ne guarda bene dal dirlo, ma lo fa.
Adesso anche le autogestioni che hanno voluto farsi ritrarre nella foto sul giornaletto di propaganda, magari, avranno capito con che tipi hanno a che fare.
Non ci attendiamo gran che.
La conclusione, chiara ed evidente, è che son disposti a tutto per non togliersi di torno, anche farsi beffe della Regione e dell'Aler....
Ma, a parte tutte le clientele (già note, ma sulle quali non si dirà mai abbastanza)....cos'altro avranno da nascondere???
RF

domenica 4 giugno 2017

Derivati API. Altri soldi dal Comune per "nuove problematiche"

Intanto, prendiamo atto che esiste un Ufficio Società Partecipate del Comune di Rozzano, indicato come il latore della richiesta di ulteriori fondi per spese legali, ma di cui si ignorano i compiti precisi.
La città, che sinora ha proceduto a vista affidandosi completamente alla "capace" dirigenza incaricata ad hoc delle partecipate, avrebbe avuto probabilmente piacere di conoscere con quale missione e quali persone lavorano in questa nuova struttura.
Ma, detto questo, si scopre che quell'Ufficio ha "capacità di impulso": siccome la loro descrizione dell'incarico ai legali per il tentativo di rendere nulli i contratti per i derivati in pancia ad API non ha sortito effetto, ricorrono ora alla richiesta di altri 13mila euro per un "aggiornamento dell'incarico per le analisi e gli approfondimenti necessari relativamente alla nullità del contratto di mutuo e suoi derivati, per problematiche emerse successivamente all'affidamento originario".
Con la determina 1554 del 25 maggio, il dirigente approva lo stanziamento.
Certo, in mezzo c'è stato il fallimento di API, ma anche ai tempi dell'incarico, poco più di due mesi fa, le cose erano abbastanza chiare.
La cosa che fa più specie, è che lo studio legale già incaricato, Adavastro e Associati, chiede più denari perché gli serve una "collaborazione tecnica specifica relativamente alle nuove problematiche emerse".
Curioso.
O gli "uffici" non sono in grado di descrivere correttamente gli incarichi, o li si assegnano a capocchia o, ancora, chi si propone non ha le competenze.
Il Comune di Rozzano, con API, ha fatto parte e ha dato spazio all'abbuffata da 88 miliardi di euro in Lombardia del 2007 da parte delle banche, che, solo per quell'anno, valse 908 miliardi in Italia. Il re incontrastato delle sottoscrizioni è stato il mitico Chiamparino, che, per il solo Piemonte, è riuscito a farsi fregare per 322 miliardi nel 2012 (fonte Banca d'Italia).
Ma se qualcuno è riuscita a spuntarla con le banche d'affari, non l'ha fatto certo con i legali: i consulenti di supporto, in questi casi, son sempre stati esperti di calcolo probabilistico. Lo Swap, il tipo di contratto firmato dal Comune, si basa sul calcolo delle probabilità, come alla roulette. La scommessa deve essere equa e conosciuta da entrambi, altrimenti la disparità non comunicata agli ignari sottoscrittori, può essere impugnata.
Nella determina dirigenziale di integrazione della parcella non si capisce proprio a fronte di cosa l'U.S.P. chiede altri soldi per Adavastro. Speriamo si tratti di un qualche matematico capace, e non del solito amico....fiscalista!
Il “calcolo delle probabilità” è l'arma delle officine finanziarie delle banche. Ad ogni "scommessa" si attribuisce un probabilità e un prezzo. Ciò che serve è calcolare quel prezzo e valutarne l'equità.
Inoltre, dove questo tipo di "contrattazione" ad annullare i contratti ha avuto successo, si era messa alla base una serie di risultanze da indagini penali nei confronti delle banche che qui non hanno ancora trovato spazio.
Nel frattempo, tre giorni fa si son chiuse le indagini sul Monte Paschi, e si attendono i rinvii a giudizio.
Ma alla fine, a Rozzano, si integrano sempre le parcelle, e gli unici a fregarsi sempre le mani sono gli avvocati...
RF

N.B. Il derivato è uno strumento finanziario il cui prezzo è basato sui valori di mercato di una o più attività sottostanti, come indici azionari, azioni, obbligazioni, materie prime, tassi d'interesse, etc. Il prezzo di un derivato dipende dunque dal valore di una certa attività che non si possiede, in modo da negoziarne il rischio senza acquistarla direttamente sul mercato. 
La negoziazione di derivati non può essere considerata una normale attività di investimento: questo strumento in API è stato utilizzato a copertura di un rischiofinanziario (hedging).
Le tipologie più note e diffuse dei prodotti finanziari derivati sono: Futures; Opzioni; Swap; Forward rate agreement
API ha sottoscritto gli Swap, contratti con i quali i contraenti si impegnano a scambiarsi flussi monetari futuri. I due tipi principali sono gli interest rate swap e i currency swap. API si è obbligata a pagare per un dato tempo interessi calcolati su un capitale ad un tasso fisso mentre l'altra parte (MPS) si è obbligata a pagare interessi calcolati su un tasso variabile.

Il contenzioso aperto punterebbe ad annullare il contratto sottoscritto, ma le....probabilità sono basse!

sabato 3 giugno 2017

+10% dopo il comunicato sulla D3: inizia la speculazione

Dopo aver incassato la vittoria al TAR lo scorso 26 aprile, ed aver azzerato il Pgt rozzanese eliminando tutti gli oneri collegati, il 30 maggio Bastogi (all'80% dei Cabassi), la società che tramite il Gruppo Brioschi e Infrafin opera nello sviluppo immobiliare, ha comunicato che la controllata Infrafin ha richiesto al Comune di Rozzano di avviare l’iter istruttorio di uno specifico piano attuativo, conforme agli strumenti urbanistici vigenti (cioè quelli modificati a suo favore), avente ad oggetto lo sviluppo delle potenzialità edificatorie riconosciute dal locale PGT all’area di sua proprietà denominata “AT1 Città Nuova”.
Il progetto di sviluppo urbanistico si estende per oltre 1.100.000 metri quadrati nel Comune di Rozzano. A seguito di quel comunicato, il 31 maggio scorso le azioni Bastogi e Brioschi Immobilare sono cresciute del 10%.
Le azioni Bastogi, dall'inizio del 2017, sono in costante descrescita. Dopo la sentenza del TAR, la D3 rappresenta effettivamente una sana boccata d'aria.
Dalla relazione di bilancio di Brioschi Immobiliare 2016, riportiamo i passaggi principali:
"Frutto di un processo di dialogo operativo fra diversi interlocutori (Comune, urbanisti, ambientalisti, realtà attive sul territorio quali la Società Agricola Triulza e Comunità Nuova) e con il contributo dell’antropologo Marc Augé, il progetto di sviluppo dell’area prevede un mix funzionale in grado di conciliare la vocazione abitativa e insieme agricola del territorio, nell’ambito di un disegno complessivo di salvaguardia della fauna locale e di riqualificazione e valorizzazione ambientale, come l’avvio di coltivazioni tipicamente locali gestite con metodi naturali da inserire in filiere dirette di produzione."

Milanofiori Sud
Proprietà: Infrafin
Superficie area: 1.100.000 mq 

Potenzialità edificatoria: 310.000 mq 

Dal 1999, il milione e centomila metri quadri di terreno sono al centro dell'attività della Società Agricola Sant'Alberto riconducibile ai Cabassi). Sul sito della Società si legge "La cascina Sant’Alberto si estende a Rozzano su un’area complessiva di circa 1.100.000 mq in parte compresa all’interno del Parco Agricolo Sud Milano. Circa 1.000.000 mq sono coltivati a cereali alternati a prati stabili che consentono una rotazione agraria ottimale per la fertilità dei suoli."
Non si capisce, quindi, come faranno a valorizzare un progetto di così importante portata che utilizza completamente il terreno in un modo già perfettamente compatibile e ad alto valore aggiunto.
"L’azienda agricola utilizza la rotazione delle colture, coltivando circa 100 ettari a cereali su una superficie di 150 ettari, lasciando gli altri 50 ettari a prato, a mais o a riposo, in modo da salvaguardare la fertilità del terreno".
Ma non solo.
"A partire dal 2003, la Società Agricola Sant’Alberto ha destinato alla riforestazione parte dei terreni della Cascina Sant’Alberto di Rozzano. L’impianto forestale è stato progettato anche in funzione del miglioramento dell’ecosistema attraverso la creazione di un reticolo di corridoi biotici favorevoli alla riproduzione della fauna. Negli anni, su un’estensione di circa 22 ettari sono stati messi a dimora 12.500 alberi, tra alti fusti e arbusti.
Nel 2016 sono stati piantati ulteriori 800 m lineari di siepe composta da biancospino, rosa canina, viburno e prugnolo.
Il dipartimento faunistico dell'Università di Pavia, che ha monitorato l’area per tre anni, nel 20138 ha indicato nei terreni intorno alla Cascina Sant’Alberto l’oasi di ripopolamento faunistico con il più alto incremento riproduttivo di fagiani e lepri della Provincia di Milano, grazie all’elevata qualità ambientale degli spazi lasciati a verde." 
Incredibile: così non piace. Occorre un po' di sano parco di cemento modello delle rogge.... Si fa fatica a pensare che un territorio possa rimanere naturale. 
Gli immobiliaristi ritengono sempre che costruire su 350mila mq dei 1100mila sia "valorizzare" ambientalmente ciò che lo sarebbe....
Si tratta di un progetto che ora dovrebbe essere rimesso al centro di un progetto cittadino, che va necessariamente, riscritto. Magari con la città...
RF

giovedì 25 maggio 2017

Vecchie novità in AMA: nuovo presidente, ma nessuno lo sa....

Lo scorso 30 gennaio 2017, ben cinque mesi fa (!), il Cda di AMA ha nominato un nuovo presidente, informando puntualmente l'amministrazione ed il consiglio comunale...."Ma per favore....Non ci fanno sapere dei fallimenti, non ci fanno sapere delle bocciature di un Pgt, volete che ci mettano al corrente del cambio del Cda di una partecipata!?" commenta sarcastico Gianni Ferretti.
Carmelo Balistreri si è dimesso, e, a seguito di ciò, siccome il Cda resterà in carica sino all'approvazione del bilancio 2016,  è stato nominato al suo posto per ricoprire la sedia vacante Fausto Proverbio, attualmente uno dei dirigenti di AMA, senza compenso.
Siccome bisognava scegliere qualcuno particolarmente competente, vista la situazione piuttosto difficile che l'azienda sta attraversando e le peripezie che dovranno essere affrontate per il fallimento di Api  (di cui già si subodorava l'accadere anche allora), su certa indicazione del sindaco Agogliati e con il supporto del Procuratore Sgambato - altro curriculum significativo - hanno indicato il consigliere Rita Ricucci.
Nota poetessa, il cui curriculum abbiamo eviscerato in passato, ha certamente le caratteristiche per guidare l'azienda in questo passaggio storico. Una letterata al posto di un matematico (ma entrambi senza esperienze di amministrazione di Spa!)....tanto far di conto in Ama non serve: il debito sale sempre!
Nella stessa data, e solo allora, hanno finalmente revocato le procure a Vito Ancora, l'ingegnere segnalato anche nella sentenza della Corte dei Conti dello scorso agosto di cui il sindaco era al corrente sin da febbraio 2016, dove censurava le parcelle milionarie ad Ama e Api e oggi al centro del processo per ricettazione, peculato e riciclaggio insieme a Massimo D'Avolio e alla moglie Laura Tesse.
Insomma: alle parole non seguono mai i fatti. Occorre far passare anni.
Purtroppo, ed ancora, segnaliamo ai piddini locali, ed in particolare al loro segretario Marco Macaluso, che il cambiamento di cui parlano non solo non si vede....ma non c'è proprio. La voglia di comunicare e di confrontarsi sulle cose serie la fanno passare solo per i Tribunali!
RF




martedì 23 maggio 2017

TAR: vince Cabassi. Annullato gran parte del PGT

Un altro successo per il Pd locale!
Con la sentenza dello scorso 26 aprile 2017, il Tar della Lombardia condanna il Comune di Rozzano a disporre l’annullamento del PGT e degli atti impugnati dalla INFRAFIN di Cabassi nelle parti relative a ciò che D'Avolio, Gaeta e la Pinardi (mamma del sindaco Agogliati) avevano vantato come il più gran de successo del Piano di Governo del Territorio,.
Pensando d'aver piegato Cabassi ai miti consigli di una pianificazione che avrebbe portato nelle casse del Comune fiumi di denaro in interventi per la ristrutturazione cittadina in cambio del cemento dell'area "AT1 Città Nuova", hanno invece dovuto capitolare per violazioni della....Costituzione!
L'avvocato sempre zelante (ma poco vincente) Cerami, non ha potuto impedire la condanna per un piano pagato centinaia di migliaia di euro all'archistar Oliva e all'ex vice presidente provinciale Targetti, in violazione dell'art. 23 della Carta - relativo al divieto di imposizione di prestazioni personali o patrimoniali che non siano previste dalla legge (cfr. Cass. civ. sez. un. 13 giugno 2008, n. 15914; Consiglio di Stato, sez. I, 21 marzo 2013, n. 5300).
Si chiedevano ai proprietari dell'area importanti contributi che la Corte ha censurato, specificando che "le uniche eccezioni a questa regola possono aversi nell’ambito della pianificazione attuativa, allorquando privato e comune stipulino una convenzione urbanistica che accede al piano".
Con grande enfasi, i suddetti professionisti, affiancati dal dirigente tecnico rozzanese, recitavano nella relazione al PGT che "È [...] entro questo principio generale di riqualificazione della città esistente, che il DdP di Rozzano individua le componenti della Città della Trasformazione, delineando per ciascuna di esse i possibili scenari di assetto territoriale".  Solo che la riqualificazione era tutta intesa, per ciò che riguardava gran parte della città, alle possibilità che ritenevano offerte dal grande potenziale investitore Cabassi. E invece...picche!
La Corte boccia gran parte delle iniziative adottate nel 2012 dal Consiglio Comunale: il contributo di solidarietà ambientale aggiuntivo, all’obbligo di realizzare il restauro del Castello Visconteo, del sistema di collegamento ciclopedonale con il capolinea della metropolitana, della realizzazione di una rete di trasporto pubblico di connessione con la metropolitana e l’interramento dell'elettrodotto di via Monte Amiata.
Ma non solo. Viene pure bocciato l’obbligo di realizzare edifici in classe energetica A e l'allacciamento alla rete di teleriscaldamento (ormai una chimera per il fallimento API!).
Dicevano i signori: "L’ambito di “Città nuova” è, il vero residuo di Piano che non ha trovato attuazione durante il periodo di gestione del PRG. Viste le dimensioni e il carattere delle aree, questa trasformazione dovrà essere attuata attraverso un piano o programma attuativo o un Accordo di Programma che coinvolga attori territoriali come Provincia e Parco Sud, e i comuni contermini". Anche queste attese sono state censurate dal Tar per aver pensato di proporre strumenti dove "la pubblica amministrazione non può approvare figure di piano di organizzazione del territorio che non corrispondano, quanto a presupposti, competenze, oggetto, funzione ed effetti ad uno schema già predeterminato, in via generale ed astratta, da una norma primaria dell’ordinamento". Insomma, non si può subordinare la possibilità di approvazione del piano attuativo alla stipulazione di un accordo di programma con la Provincia di Milano e con il parco agricolo sud Milano, per consentire a questi enti, ed ai comuni contermini, di partecipare al procedimento di approvazione dello stesso piano attuativo.
La Corte ha sostenuto che l’approvazione dei piani attuativi e dei programmi integrati di intervento, sono di competenza esclusiva dei comuni, ma è solo nel caso in cui il programma integrato di intervento comporti variante al PGT ed abbia rilevanza regionale che è previsto il coinvolgimento di un ente diverso dal comune e, in particolare, della Regione; la quale peraltro, in questa specifica ipotesi, ha addirittura competenza di approvazione dell’accordo di programma.
Cabassi, contestando un"aggravamento procedurale privo di fondamento normativo" ha ottenuto la condanna anche per questa questione.
Insomma, i denari dovuti ai grandi architetti - spesi con dovizia dall'amministrazione precedente - sarebbero stati "boni" solo in quel caso: tutto il resto era ordinaria amministrazione, finita in soffitta (come per l'intervento di viale Campania, che voleva esser realizzato con scambio a perdere per il Comune con la Cascina Follazza che riuscimmo a sventare) e porcate come il "parco" delle Rogge.
Il Castello cadrà sempre più in rovina...
RF

lunedì 22 maggio 2017

API E' FALLITA! E ORA: QUALI CONSEGUENZE?

Dopo la seduta del Tribunale Fallimentare dell'11 maggio 2017, il giudice Paluchowsky ha definitivamente interrotto la pantomima dell'amministrazione rozzanese, dichiarando il fallimento di API, azienda partecipata al 100% dal Comune di Rozzano.
Due anni di vera e propria passione (e vergogna) per la città, dove, all'incapacità dell'amministrazione, si sono aggiunti gli sberleffi del giudice ai super-legali API poco (o per nulla) pagati, che, sia nella prima udienza, che nell'ultima, si son fatti "impallinare" con sarcasmo per l'approssimazione con cui si presentavano alle sedute per la sciatteria (e omertà) dell'amministrazione.
Il sindaco Agogliati (ex assessore a quelle partecipate) ed il precedente D'Avolio, dovrebbero ora chiedere scusa alla città, e togliersi definitivamente di torno.
L'una e l'altro, in modi e tempi diversi, hanno inzuppato il biscottino nel latte pubblico, ottenendone il controllo e non solo insieme a tutti i compagni di merende che nel tempo RF ed altri hanno denunciato.
Con il 79,9% della platea creditizia che si espressa contro il concordato (di fatto le due banche), il giudice ha decretato il fallimento. Il fallimento di questa politica fatta...col culo degli altri.
Ma non stiamo a piangere sul latte versato.
Ciò che conta è che ne prendano atto e facciano voto di castità (amministrativa), in attesa di sapere quanto ci dovranno restituire come cittadini, tramite la Corte dei Conti.
Cosa succederà ora?
In prima battuta esprimiamo una sana soddisfazione per gli ex lavoratori  di API. Non tutti, ma solo quelli che, in barba alle falsità ed alle promesse (sempre rinnegate) dell'amministrazione, troveranno ora totale soddisfazione come creditori privilegiati nel fallimento. E' grazie alla loro denuncia e resistenza che API è stata affossata. Hanno subito per anni le vessazioni di quella banda di co...ntrollori e decisori che gli han fatto fare lavori vergognosi, e li hanno costretti a tacere su eventi da denuncia penale, e non tutti son figli della clientela diffusa. Quelli avevano già trovato da appoggiare il deretano in altre poltroncine. Ricordiamo i concorsi ad personam fatti da AMA per spostare gli amici, etc. etc.
Su questi episodi RF continuerà a scavare per portare alla luce eventi che tutti devono conoscere.
In seconda battuta, siamo contenti del fatto che è stato interrotto lo sperpero di denaro pubblico per legali e consulenti incappati, a volte a loro insaputa, in una situazione che definire disgraziata è un eufemismo. La figuraccia del consulente che ammette al giudice candidamente di non aver ricevuto il pagamento delle parcelle è stata epica!
Ed ancora. Sarà finalmente sistemata, per i cittadini dell'Aler, la faccenda delle tariffe del teleriscaldamento. Ci vorrà tempo, ma Aler, con altri ben più capaci e dotati partner, riprenderà in mano la gestione della rete (sebbene ancora in condizioni pessime) e, dalle informazioni in nostro possesso, si potrà passare tranquillamente dai 23euro circa al metro quadrato attuali a meno di 15 euro o giù di li.
La rete API, quella che porta l'acqua al Fiordaliso (I Girasoli), al Q.re Alboreto e alle nuove edificazioni "gentilmente" invitate ad allacciarsi, troverà sicuramente un compratore. E' nell'interesse di tutte le utenze allacciate (da quelle pubbliche a quelle private) che il sistema funzioni. Il fatturato è garantito, ed una gestione "normale" consentirà, come a tutte le società private (anche in Italia) di guadagnare onestamente la loro pagnotta. Magari si riuscirà anche a non farla passare per AMA: agli incontri regionali, dove il dirigente con procure si è recato, arroccato nella difesa dei suoi interessi (e non di quelli della cittadinanza) si è recentemente e con "fierezza" opposto ad una qualsiasi ricontrattazione della convenzione Aler, facendo ricorso alla secretazione degli incontri (le autogestioni non son state convocate, come dichiarato in precedenza) per non imbarazzare il sindaco (che invece, come sempre, mette la testa sotto la sabbia come gli struzzi).
I debiti accumulati, purtroppo, porteranno all'incanto molti edifici pubblici, dove si svolgono anche attività importanti: il polifunzionale di Quinto Stampi, la piscina di via Perseghetto, le farmacie (intese come le mura), etc. Il Comune ed AMA non hanno i soldi per riacquistarli, ed anzi, AMA non li ha nemmeno per pagare i debiti pregressi verso API.
Con questo, la probabile vendita delle farmacie (ipotizzata dal documento di indirizzo del consiglio comunale) potrebbe essere una chiusura. Se gli immobili dove si trovano saranno comprati da un nuovo proprietario che dovesse andare a chiedere prezzi di mercato, cosa che potrebbe anche fare il commissario fallimentare, la gestione della partecipata non gli consentirebbe di proseguire le attività. D'altronde hanno già in pancia oltre 1,5 milioni di  crediti da AMA (che non paga, visto che usa tutte le società per scaricare gli oneri di cassa,), 1 milione di (improbabile) avviamento, e 1,5 milioni di "sovrapprezzo delle azioni" inutilizzabile perché farlocco.
Chissà che non intervenga un "provvidenziale" compratore autoctono.
Il fallimento di API porta dritto dritto alla crisi di AMA.
Gli sarà chiesto conto dal fallimento.
RF


venerdì 19 maggio 2017

Rozzano, API: FALLITA, il Giudice sentenzia. E' finita

Con la sentenza emessa lo scorso 11 maggio 2017, e registrata il giorno successivo, 12 maggio al n.383/17, il giudice Paluchowsky ha sentenziato il fallimento di API.
Immediata la comunicazione all'Agenzia delle Entrate e la nomina del Curatore fallimentare, l'avvocato Andrea Merlo.
Partono, quindi, le procedure per la verifica dei crediti e la ricerca delle situazioni che possono portare alla revocatoria dei pagamenti già effettuati (molto probabile), che porteranno, successivamente ad incassare quanto serve per far fronte al buco di 47 milioni di euro di debiti accumulati sinora, ai quali, come da ultima udienza, andranno ad aggiungersi gli interessi ed il fatturato mancante dati dall'immobilità degli ultimi due anni, e dovuti ad API per l'affitto della rete del  teleriscaldamento ad AMA, del gas, a 2iReteGas e degli immobili (tra cui ancora AMA).
E, in quest'ultima questione, entra in ballo (oltre a quanto dovrà già ballare) il nuovo bilancio AMA 2016 , dove gli avveduti amministratori avranno certamente creato i fondi di riserva per far fronte alla catastrofe incombente...
Siccome ne dubitiamo, i guai per Rozzano, in realtà, cominceranno dal momento dell'incasso.
Intanto è stata fissata la data dell'udienza per la verifica dei crediti il prossimo 24 ottobre. Ci auguriamo che sia tutto più veloce di quanto è stato sinora, al fine di poter vedere soddisfatte le istanze di quei lavoratori buttai per la strada dall'arrogante sindaco che, solo pochi giorni fa, si beava del fatto che "loro" "favorivano la cultura del lavoro...e incentivavano la stabilità occupazionale"!
Di nuovo, stante l'inedia e l'incapacità mostrata nella gestione di tutta la vicenda sin dal suo insediamento, ci chiediamo se non sia il caso - veramente - che questi amministratori facciano un passo indietro prima dell'estate, per prepararci con serenità ad un diverso progetto.
Il tentativo, goffo, di scaricare su D'Avolio le colpe ad inizio mandato (che ha sicuramente la maggior parte delle responsabilità, seguito da tutti gli amministratori delle società e gli assessori, tra cui l'Agogliati - che hanno condotto la vicenda partecipate) e in altre occasioni - "abbiamo trovato una situazione difficile" ebbe a dire Agogliati - non è andato a buon fine. La semplice loro greve indolenza e ignoranza è bastata a non voltar pagina....in continuità.

In segno di profonda contrizione rileggiamo le parole del sindaco su API  solo un anno fa (il testo dopo la foto, da RT del Marzo 2016)


BARBARA AGOGLIATI:
"Mettiamo un punto e a capo sulla lunga vicenda di API, l’azienda del Comune di Rozzano finita in una situazione di stallo a causa di una grave crisi finanziaria. “Al consiglio comunale il liquidatore di Api ha presentato un piano che riteniamo possa scongiurare il pericolo di un fallimento - spiega il sindaco Barbara Agogliati - In questo momento possiamo dire che abbiamo tracciato un punto fermo, dopo aver trovato una situazione peggiore delle aspettative, e di essere pronti a una nuova fase. Il piano non solo è sostenibile da un punto di vista finanziario, ma è anche importante perché permette di pagare i creditori privilegiati, tra i quali gli ex dipendenti, l’erario e le casse previdenziali, al 100 per cento”.
Il tema di API è stato al centro di gran parte del lavoro della giunta, dall’inizio del mandato: “Quando sono diventata Sindaco, nel giugno del 2014, avevo netta la sensazione che avremmo dovuto affrontare una situazione difficile e che l’esito della nostra consigliatura sarebbe dipeso in gran parte dalla capacità di avviare a soluzione la crisi del nostro sistema di aziende partecipate. API non riusciva più a erogare in modo efficiente servizi importanti per la città: cura del verde, manutenzioni delle strade e degli immobili pubblici. 
Ora i servizi sono già ripartiti con maggiore efficienza. Anche sul teleriscaldamento il piano presentato garantisce la continuità degli investimenti e la loro sostenibilità economica. Oggi possiamo dire che voltiamo pagina all’insegna del buongoverno della città, che non può prescindere da un controllo sempre rigoroso dei conti. 
Ci arriviamo evitando il fallimento di API e garantendo così, il soddisfacimento dei creditori”.
L’Amministrazione Comunale, insieme alle partecipate, sta selezionando anche gli immobili di Api che saranno mantenuti in ambito pubblico, tra i quali la Piscina Comunale e il Centro Anziani. “Voglio che sia chiaro che questa soluzione garantirà ai cittadini i servizi e preserverà AMA, che così non viene messa a rischio”, continua il sindaco Agogliati. “Oggi dobbiamo ragionare in maniera diversa e imboccare la strada della ragionevolezza, della prudenza e della sostenibilità finanziaria. Il nostro obiettivo non è quello di reperire risorse da attività più o meno imprenditoriali, ottenendo utili da servizi erogati ai cittadini.  Dobbiamo avere l’ambizione di saper gestire bene, in maniera giusta ed equilibrata le risorse effettivamente disponibili - conclude il primo cittadino - Da parte nostra le priorità sono tante: strade, parchetti, scuole. Abbiamo da rendere più bella, da restituire un po’ di smalto perduto a questa Rozzano che amiamo. Ce la faremo perché siamo abituati a lavorare con serietà e tanta tanta passione”.


La conseguenza da trarre è una sola.... Indovini un po' quale???

RF


martedì 16 maggio 2017

CLIENTELE ALLA LUCE DEL SOLE.

Con la delibera della Giunta Comunale n.102/17, vediamo elevare la Clientela a "sistema" incentivato e alla luce del sole.
Una volta lo si faceva di soppiatto, e, ancora oggi, si da quasi ed inevitabilmente per scontato, connaturato al potere politico. Oggi ci viene sbattuto in faccia così, in "completa trasparenza!"
Nella delibera, che è tutto un divertimento a partire dalle premesse ("Premesso che l'amministrazione comunale promuove lo sviluppo sostenibile del territorio", ed ancora "Favorisce la cultura del lavoro ....e l'affermazione di pratiche innovative ...incentiva la stabilità occupazionale e il benessere aziendale", etc etc con una serie di melensi e inapplicati proclami) si concede a Burger King GRATUITAMENTE la sala consiliare al fine di poter procedere alle sue pratiche di "recruiting"  per la selezione di 30 figure da destinare al nuovo ristorante in apertura in via Grandi.
Ma non solo. Nella comunicazione della signora Chiara Arcuri, della società in questione, senza alcun pudore e facendo riferimento all'incontro del giorno precedente, l'11 aprile scorso chiedeva al dirigente Giancarlo Volpe e all'assessore Dario La Guardia la disponibilità della sala consiliare (senza far alcun riferimento ad una gratuità) , ma, cosa scandalosa ed evidentemente oggetto della conversazione, segnalava che "laddove doveste avere dei candidati interessati [...] può inoltrarmi direttamente il loro CV e provvederemo direttamente a convocarli"!
Poniamo seriamente la questione all'assessore La Guardia: perché l'amministrazione dovrebbe interessarsi presso le aziende del territorio per fornire un canale privilegiato ad un "candidato La Guardia" rispetto a quelli spontanei?
Si tratta evidentemente di un sistema clientelare (che conoscevamo già per le aziende partecipate) che viene posto in essere anche in ambito privato.
Sul territorio pensavamo esistesse un ente, AFOL, in grado di provvedere a queste necessità, se proprio si fosse voluto cercare di facilitare i candidati locali. L'assessore, e la signora Arcuri, avrebbero dovuto comunicarsi che, in virtù di quella presenza, al limite, poteva esser realizzata una convenzione con l'ente metropolitano per facilitare la selezione, ma non che l'assessore si facesse portatore di interessi personali o dell'amministrazione....
Poi, oltre a questo, che già basterebbe (e ce n'è d'avanzo!) rimproveriamo alla Giunta il fatto che si continua a chiedere denaro alle associazioni e ai partiti per l'utilizzo della sala consiliare, e non ci si preoccupa di regalarla ai privati i quali, loro si, non avrebbero problemi a pagare quei 50 euro l'ora necessari per la copertura spese.
Un Robin Hood sociale al contrario: vessano il volontariato no profit e premiano il privato profit!
Continua la vergogna senza fine....
RF

giovedì 11 maggio 2017

API: IN ATTESA DI SENTENZA....

Con l'assenza del Comune di Rozzano, si è tenuta oggi l'ultima udienza del Tribunale fallimentare per decidere delle sorti di API.
Ma l'esito appare scontato, attendiamo la sentenza.
Dopo una introduzione del giudice, il liquidatore e gli avvocati di API hanno fatto presente che c'era stato un timido tentativo del Comune di proporsi nel procedimento e che c'era forse una certa disponibilità delle banche per un'alternativa.
Ma, dopo poco, è apparso chiaro che erano due bufale.
La prima. Sebbene il Liquidatore abbia fatto il suo comunicando a riguardo di questa "timida disponibilità", dall'altra parte si è venuti a conoscenza che il Comune gli aveva mandato una PEC insultandolo per l'ennesima volta, dopo che il giudice aveva respinto la proposta dell'amministrazione di entrare nel procedimento per cercare di valutare una possibile iniezione di denaro ai fini della trattativa con gli ex dipendenti (salvo rinuncia al procedimento).  Insomma, lui, in modo assolutamente professionale ha fatto presente quanto occorso, per la quale cosa il legale aveva chiesto altri due tre mesi per attivare il percorso, dall'altra depositava una nota con allegata la PEC per ribattere alle contumelie.
Ma il giudice, scherzandoci sopra, indicava che forse, dati i tempi di questa amministrazione, ci sarebbe voluto un anno o più, e "la Legge  non lo consente!".
La seconda, sentenziata dall'avvocato di MPS, relativa al fatto che non risultava alcuna "apertura".
Dall'ultimo appuntamento all'udienza dei creditori non è sostanzialmente avvenuto nulla.
Date le due quisquilie suddette, il resto è colore.
API doveva presentare una memoria con i possibili ulteriori passi, ma nulla ha potuto scrivere.
Le banche si erano già espresse.
I lavoratori, per tramite dei legali, hanno ribadito la loro intenzione di procedere e hanno chiesto anche tutto ciò che gli spetta per l'inattività di due anni e per le ulteriori competenze maturate in termini di TFR.
La Procura della Repubblica, sebbene non presente, ha relazionato al giudice in precedenza e si era già espressa chiedendo il fallimento.
I commissari hanno depositato una ulteriore brevissima nota che sostanzialmente ribadisce che non è successo nulla dall'ultima udienza.
Noi ci siamo attardati a raccogliere le voci di corridoio, che hanno ribadito una apparente incapacità d'azione, una sostanziale e continua ingerenza nel procedimento, ed i tentativi di produrre un risultato concordatario al di fuori dei canali processuali.
Anche le parti in causa hanno fatto sapere che l'atteggiamento dell'amministrazione nei riguardi dei lavoratori, sin dall'inizio, non ha permesso un avvicinamento tra le parti. Essere sempre presi a pesci in faccia ti porta all'inevitabile chiusura.
Segnaliamo la presenza di un avvocato a supplenza dell'avvocato dell'ing. Vito Ancora in D'Avolio.....: l'avvocato Ditto (in Ippolito). I due di cui alla nostra storia (madre di molti dei disastri rozzanesi) che abbiamo raccontato proprio qualche giorno fa. Ed era lì perché l'ex direttore tecnico cerca di accaparrarsi quei milioni che, dall'altra parte, la Corte dei Conti ed il giudice del procedimento D'Avolio sospetta non siano per nulla dovuti
Si è sostanzialmente perso due anni di tempo, accumulando crediti in API (l'affitto della rete del teleriscaldamento e del gas) e debiti in AMA e nel perenne contenzioso GasPiù e 2I Rete Gas, senza risolvere alcunché.
Insomma, il fallimento è scritto. Attendiamo la sentenza che, per bocca del giudice da noi sollecitata, "sarà a brevissimo".
RF

martedì 9 maggio 2017

Ma se i dati di perizia son gonfiati? AMA con Miogas sfida la decenza

Non riusciamo a capire se il ragioniere che ha redatto la perizia che il Consiglio dovrebbe discutere domani sia conscio del documento inutile che ha redatto o meno. Potrebbe essere semplicemente un Pilato qualunque: datemi i dati Voi ed io faccio i conti senza chiedermi perché. E crediamo sia proprio così. L'hanno anche pagato!
Come ipotizzavamo, infatti, riteniamo che abbiano abilmente tarroccato i numeri e usato le proiezioni commerciali 2017 (usate per ben altri scopi, normalmente per "stimolare" i commerciali) per ottenere il valore d'incanto (unilaterale) di Miogas a 10milioni.
Si tratta, al di là dei metodi da bilancino buoni solo per i libri sui principi contabili, di conti e formule applicati su numeri che prendono in considerazione gli "anni buoni" (2011 /2013), con un risultato d'esercizio maggiore di 1 milione anno,- con punte di 1,35 milioni del 2013 - annacquando gli "anni   difficili" (2014/2016) con una proiezione 2017 da ....fuori di testa!
Se gli amministratori saranno stati in grado di ottenere quei numeri sarebbero da premio nobel dell'economia, ma, temiamo ( e l'analisi ci supporta, come vedremo) di no. Tant'è che i periti dichiarano nella perizia che "differenze sui risultati effettivi e quelli programmati .... dipendono dalle scelte del management e dalla variabilità dei mercati".
'Sti caz... come dicono quelli colti: io butto li dei numeri, poi se non arrivano la colpa è del mercato o del management!
Il 2017 è , infatti, un dato che i periti dicono d'aver ricevuto come "budget" da Miogas.
In quei numeri e nella loro scelta vi è  tutta la forza delle scelte scriteriate di queste amministrazioni rozzanesi, che pigliano palate in faccia a forza di "usare" i numeri per piegarli alle loro necessità.
Il Budget, come vedremo, è stato costruito gonfiando le vendite e riducendo i costi oltre ogni misura.
Nel dettaglio.
Da 29 milioni di ricavi nel 2015 e 30 nel 2016 (saranno a bilancio?), fanno balzare le vendite a quasi 36 milioni, +22%.
Il dato "certificato" dai ragionieri, dice che dal 2013 al 2016 le utenze (31mila) son rimaste stabili, ed infatti la redditività, frutto più delle manovre dell'Authority che delle scelte e capacità dei gestori, è rimasta stabilmente sotto i 500mila euro, con il minimo nel 2015 a 100mila euro circa. Il prezzo del gas è diminuito nel 2016 in modo importante (circa -10% tra bassi di inizio anno e moderati alti di fine anno) ma nel 2017 il calo è contenuto (stima Qualenergia.it) nel primo semestre a -2,7%.
Poi, con grande fantasia, a fronte di una impennata nella proiezione dei ricavi del 22% (che pesata con la diminuzione del prezzo significa il 25% in volume venduto/utenze), i costi della materia prima aumentano solo da 19 a 20,5, +8%, e quelli totali (da 29 a  33,6) del 16%..... e già si capisce che qualcosa non va.
Non ci risultano delibere dell'Autorità per l'Energia ed il Gas che abbiamo permesso un così evidente aumento (anzi!) dei prezzi al consumo, ne accordi particolari con i fornitori del gas. E non ce ne son stati.
Questo significa che può essere solo una cosiddetta "crescita organica": le utenze servite passerebbero da 31mila a 38mila!!
Siccome il settore di riferimento sono le utenze residenziali ed il consumo medio non varia, ci si aspetta dunque una percentuale di crescita del gas commercializzato pari a quella dei ricavi. Questo  (+22%/+25%) porterebbe dai 66 milioni di metri cubi del 2015 agli 80,5/82 milioni di metri cubi nel 2017 che stanno sognando.
Ma così, i costi dell'acquisto del gas - senza trattativa sul prezzo di acquisto - dovrebbero salire a 23,2 milioni, ed il MOL si ridurrebbe a quasi zero, a meno che, ecco il trucco, il costo d'acquisto scenda magicamente del 9%.
Il Budget 2017, invece, dichiara un MOL (Margine Operativo Lordo) di 2,4 milioni, come nel 2012.
Ma, a fronte delle ipotetiche vendite del 2017 a 36 milioni di euro (da dimostrare, e non abbiamo contezza di un tale sviluppo), nel 2012, per ottenere quella marginalità, Miogas aveva sviluppato 42,5 milioni di ricavi con 82milioni di mc di gas venduti!
Insomma, comunque la si guardi si capisce che è una buffonata.
Poi ci sono altre perle.
I Costi "altri", non di acquisto del gas, una delle voci che porta al (sognato) MOL di 2,4 milioni del budget 2017, balzerebbero dai 10 milioni del 2012 (quando l'azienda guadagnava 1,3 milioni fatturandone 43) a 13 milioni. In queste voce ci sono le Consulenze, che, solo nel 2015 son passate da 600 mila euro ad 1milione!!!!
Ma quanti cavolo di favori e bocche devono soddisfare fuori dall'azienda?!
Anche sul Patrimonio Netto, a bilancio 2015 pari a 1,9 milioni, e utile a definire il "valore" della Società, abbiamo dei forti dubbi.
E' costituito quasi interamente da 1,7 milioni di "Altre Riserve" (fondi di bilancio non obbligatori da Codice Civile, dove son stati fatti confluire gli utili, prevalentemente, per 1,3 milioni di euro, del 2013) abbiamo dei forti dubbi che esistano: la liquidità, al 31/12/2015 era solo di 208mila euro.
Alla fin della fiera, il vero valore di Miogas sono le 31mila utenze (i cui crediti si svalutano ogni anno di 500mila euro!), l'immobile con mutuo di viale Lombardia 34 da 450mila euro, un milione di depositi cauzionali e l'arredo dell'ufficio.
Il "burden" (impegni), sono 10 milioni di debiti con le banche (a breve, tra fidi, finanziamenti e anticipazione del credito).
Se troveranno un'azienda interessata all'acquisto, crediamo che facciano per lo meno quello che ha fatto RF, e che non si accontenteranno delle loro carte.
E non hanno ancora parlato col socio MEA Melegnano...
Vedremo, e....siamo sicuri che ci stupiranno!
RF



lunedì 8 maggio 2017

Le PA incapaci colpiscono al cuore Rozzano. Da Aler a CSI, da AMA ad API: c'era un piano per rovinarci ?

Dal rapporto sulle società controllate e partecipate da ALER Milano redatto alla fine dello scorso anno, abbiamo riportato alla luce un ricordo ed una perla che necessita di approfondimenti:
"C.S.I. S.r.l. è una società costituita (nel 2005, ndr) da Aler per la gestione e manutenzione della centrale termica di proprietà Aler in Comune di Rozzano [...] per poi assumere, con decorrenza 1.6.2009 le funzioni riferite alle politiche energetiche su tutto il patrimonio impiantistico aziendale, ad eccezione della gestione [...] rete di teleriscaldamento comunale gestita da AMA Rozzano" e ad altre cosette.
Con Delibera Aler del 15/9/2014 CSI è stata posta in liquidazione.
Con una perdita complessiva di esercizio tra il 2013 ed il 2015 di oltre 800mila euro, ha pesato sul bilancio ALER Mi 2015 per 2,2 milioni di euro.
Putacaso, il 2013 è stato il passaggio definitivo della gestione della rete di teleriscaldamento Aler da CSI ad AMA, attraverso la convenzione capestro del Comune con Aler.
Aler, rinunciando alla gestione della rete rozzanese, ha smesso di guadagnare (nel 2013 ebbe ancora un utile di 33mila euro), e, con la sottoscrizione della disgraziata convenzione , ha prodotto (insieme alle amministrazioni locali) un grave danno ai cittadini, portando il prezzo per metro quadrato del riscaldamento nel quartiere popolare da circa 16 euro a 22 euro e più al metro quadrato.
In tutto questo ha iniziato ad incamerare un trittico di perdite di cui abbiamo parlato sopra.
AMA ha poi gestito la "ristrutturazione" della rete con due anni di investimenti 2012 e 2013, per circa 2,5 milioni di euro (su 11,4 che doveva fare), che son stati affidati con metodi clientelari, facendo tra le altre cose arrivare (indirettamente, Dio ce ne scampi) appalti anche ad un assessore attuale componente dell'amministrazione.
Ma il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Fantastico, a questo proposito il commento del presidente di Aler, di allora Loris Zaffra nel 2010: “La firma del protocollo (tra Rozzano, D'Avolio, e Aler, ndr) rappresenta un ulteriore passo in avanti della collaborazione che ormai lega Aler al Comune di Rozzano. Tra gli impegni presi esiste la forte volontà di garantire una maggiore vivibilità degli inquilini nei quartieri e quindi: presenza sul territorio, pugno duro sulla sicurezza, finanziamenti per le opere di manutenzione e risparmio sulle spese con l’allacciamento al teleriscaldamento. Una serie di obbiettivi ambiziosi, pronti per essere realizzati attraverso il lavoro congiunto già pianificato da Aler e dall’Amministrazione comunale di Rozzano”.
Peccato che faceva il "figo" col culo dei cittadini!
Chi sono stati gli autori di quel passaggio di consegne tra Società "strumentali"?
Sul lato ALER, CSI manteneva una pletora di consulenti per 360mila euro  all'anno, e gestiva 25milioni di forniture di servizi. La società aveva Domenico Ippolito come amministratore delegato, incaricato proprio nel 2012. Si trattava di colui il quale sottoscrisse, come direttore generale di Aler, la convenzione con il Comune di Rozzano/AMA.
Lato Comune di Rozzano, la convenzione du firmata per AMA da Gianfranco Sgambato, ai tempi vicino al Decaduto (che lo usò per scalzare il Presidente Carrara), col supporto tecnico di Vito Ancora, il super consulente che si stava già leccando i baffi!
Tra le note di colore, ricordiamo che lo studio dell'ingegnere Vito Ancora ha sede in quello del nipote di Ippolito, Domenico Ditto: vedi come è facile quando si hanno i personaggi giusti a portata di mano?
Peccato che è tutto finito in vacca, e che ora API stia fallendo, che AMA sia sulla soglia della catastrofe, che il Comune di Rozzano debba privarsi di molte proprietà pubbliche, etc. etc.
Grazie a tutti.
Forse era meglio che i cittadini si tenessero l'amministrazione Aler... (che è tutto dire!).
RF













domenica 7 maggio 2017

Partono le vendite. AMA vuole cedere le quote Miogas per...dare i soldi a Miogas!

Per comprare poco lecitamente l'11% delle quote Miogas da Gaggiano nel 2013 fecero tutto alla chetichella. Per venderne l'intero pacchetto azionario (60% circa) riescono a passare in commissione risorse del Comune ed in consiglio comunale.
Se non fosse che risulta chiaro che sono alla ...canna del gas, e non siamo così irragionevoli da bearcene,  sarebbe davvero da impugnare il tutto, ma, come sospettiamo, potrebbe succedere per mano dell'altro socio.
Le vicende sono abbastanza chiare.
La Legge, che vale per ogni comune italiano, non solo per Gaggiano, impone alle amministrazioni pubbliche sin dal 2007 di liberarsi delle quote azionarie detenute in aziende che nulla hanno a che fare con l'interesse pubblico, se quel l'attività è sul mercato (L. 244/2007, art. 3 imponeva la dismissione delle partecipazioni al fine di tutelare la concorrenzae il mercato).
Sin da subito la commercializzazione del gas rientrò in questi criteri. Ma, prima Carrara - il presidente - poi il dirigente con procure, con l'acquisto da Gaggiano, fecero di tutto pur di non cedere la gallina (allora) dalle uova d'oro. Anzi, possiamo ben dire che fecero carte false (pagando il doppio del valore di allora delle quote, ed oggi non è migliore la situazione) pur di incrementarne quote e controllo. E non si venga ad accampar il cosiddetto "premio di maggioranza" per quell'acquisto, che, come nel caso attuale, fanno assurgere a panacea di ogni valutazione sballata e fuori mercato.
Il mercato del gas, come tutti i mercati controllati da Authorities, tutelano più che altro le grandi multinazionali statali (ENI, ENEL, etc), come ne abbiamo ricevuto conferma personalmente anche dalla viva voce dei massimi dirigenti del Ministero dell'Ambiente, e permettono guadagni importanti.
Solo che, nel caso di Ama, oltre che proprietario delle quote è consumatore, e il gas che consumi (per le centrali del teleriscaldamento) devi pagarlo. Se non lo fai, qualcuno potrebbe rivalersi.
E' successo infatti che Miogas, per tutelare se stessa ed il suo credito, vecchio, piuttosto incancrenito, ha fatto fare dal Tribunale un'ingiunzione da 6 milioni ad Ama circa un anno fa.
Il tentativo di vendita delle quote, che analizzeremo, punta a questo. Sgravarsi dei 6 milioni dell'ingiunzione e accumulare un po' di cassa per pagare stipendi e fornitori.
Oltre a questo, AMA potrebbe voler dimostrare al giudice del fallimento API, in zona Cesarini, che ha "solidità" finanziaria (ma i tempi sono più che stretti...).
La "perizia", apparentemente costruita per generare il bisogno, che non sembra basata e verificata sul mercato, dice che le quote varrebbero 8 milioni perché, oltre ai 6 ipotizzati per il 60% (su 10 periziati complessivamente) son stati inseriti  2 milioni per il "valore" della detenzione della quota di controllo.
Il risultato, comunque, sarà che la città ci rimetterà un sacco di soldi, come al solito.
Il "mercato" delle quote delle ex municipalizzate multiutilities, in particolare di quelle che vendono gas, è piuttosto affollato in questo periodo. I comuni, un po' tutti messi male, vogliono vendere ciò che la Legge li obbligava a fare (!) e, dunque, sebbene chiedano tutti molti soldi, quando ne hai bisogno, il mercato ti tiene per la collotta e ti darà molto meno di ciò che chiedi.
Ad esempio, giusto per far nomi e cognomi, i comuni di Rho e Settimo M.se vendono il 30% di NEV Nuovenergie spa. Ben 800mila euro di capitale sociale, 27 milioni di ricavi e 0,6 milioni di utili. Hanno predisposto un bando per "attirare" un potenziale privato con base d'asta di 2,7 milioni (circa 900mila euro per un 10%).
Ma non solo.
Un altro riferimento, tutto interno, è la vendita del 33% delle quote proprio di Eurogas (detenute sino al 2016 da Miogas) per 125 mila euro a Libarna gas (atto del 28 marzo 2017). Libarna serve 200 comuni e vende 45milioni di metri cubi di gas,  Eurogas vende poco più di 6 milioni di metri cubi di gas nel Piemonte, con ricavi di 3 milioni e profitti pari a 9000euro!
Come nota di colore, segnaliamo che Miogas entrò in Eurogas nel 2009 con l'acquisto delle quote da Acea Pinerolese, Egea e alcune cooperative e che Carlo Presidente Carrara ne è ancora a tutt'oggi consigliere di amministrazione (si nasce coi soldi pubblici e poi, nel tempo, diventano privati...).
La "nostra" Miogas, con soli 65mila euro di capitale sociale e circa 2 milioni di patrimonio netto, 30 milioni di vendite, 100mila euro di utili per 45milioni di mc di gas è in confronto un nano senza troppe garanzie. Per il 10%, pagarono 1,5 milioni, contro un'offerta di mercato (di Unogas) di 1 solo milione, e si fecero dare dei "coglioni"!
Da allora, 2013-2015, Miogas ha generato utili per 1 milione nel 2013, 400 mila euro nel 2014 e 100 mila euro nel 2015, un totale (a decrescere fortemente) di 1,5 milioni, dunque, per chi comprasse a 8 milioni, un possibile breakeven sulla media (500mila euro - cioè 1,5 milioni in 3 anni) è dopo 16 anni!!!!
E non stiamo contando il tendenziale e le valutazioni di NPV e il mercato affollato che vende quote ovunque a prezzi più bassi.....
Per cercare di capire il valore attuale per il quale si muovono sul mercato i grandi player nazionali, facciamo un altro esempio.
Edison ha fatto "shopping" in Sicilia per la società palermitana Amg gas. Ben 8 milioni di patrimonio netto (!) e 80 milioni di mc di gas venduti a 300MILA famiglie, e ne ha acquistato l'80% delle quote a 28 milioni. Dal prezzo di acquisto togliamo il patrimonio, dividiamo per l'80% e pesiamo la quota con la remunerazione (1,4 milioni), otteniamo per il 10% (includendo, ça va sans dirè, il "premio di maggioranza) circa 830mila euro, ma basandoci su una redditività stabile a 500mila euro.
Questo porterebbe ad un corretto valore di mercato di circa 5 milioni, e non certamente 8!!!!! 
Tutti i pigmei comunali in Italia sono alla ricerca di "partner industriali" che li aiutino sul mercato e che ne determinino migliori condizioni per l'acquisto della materia prima. Un classico dei mercati finti all'italiana.
La cosa pazzesca è che per disporre di un valore aggiunto per le proprie quote, Ama e il sindaco di Rozzano non hanno assolutamente coinvolto il comune di Melegnano, proprietario, con Mea, dell'altro 40%. La definizione del valore di perizia, con i 2 milioni di "premio di maggioranza", andava certamente condivisa con i soci, perché ciò ne deprime fortemente il valore delle loro quote.
Sembra una barzelletta.
Tanto sono mal messi in Ama, che ricorrono a piccoli trucchi come questi, ma è evidentemente, inutile.
Il premio di maggioranza riduce sostanzialmente a zero il valore supposto del 40% delle quote di Mea Melegnano, e crediamo - anzi, ne abbiamo la certezza - che quell'amministrazione non l'abbia presa bene.
Lo statuto dispone per i soci una possibilità di prelazione, ma, in queste condizioni (e con una legge che oggi non ti consente più l'acquisto di azioni in questo genere di società) è un cappio al collo.
Il presidente di Miogas è espressione di Ama, ma, per garantire il credito aziendale ha dovuto provvedere all'ingiunzione milionaria. AMA, nonostante ciò (o forse proprio per quello) si è negata al socio Mea, e non l'ha informato delle operazioni in corso, sebbene il sindaco di Melegnano abbia più volte chiesto informazioni in merito.
A Melegnano, infatti, proprio lo scorso 2 maggio, il consiglio comunale approvava le linee di indirizzo per la vendita delle quote Miogas, ma ...al buio rispetto alle "provocazioni" di Ama.
"Andiamo in commissione risorse (lunedì 8 maggio, ndr) con la certezza che si danno degli obiettivi irraggiungibili e con la certezza che il Socio di minoranza non potrà fare altro che impugnare la possibile vendita per evitare che la sua quota quota si riduca ad un pugno di mosche" ci dice Gianni Ferretti, capogruppo consiliare FI a Rozzano.
Vedremo.
RF